Xinjiang, la Cina si difende: "Combattiamo il terrorismo"

La Cina ha intrapreso una dura lotta contro due piaghe che minacciano l'armonia sociale dello Xinjiang: terrorismo ed estremismo

La regione dello Xinjiang è la più occidentale della Cina. Grazie alla sua collocazione geografica, rappresenta uno snodo chiave tra Pechino e l'Asia centrale, nonché un tratto fondamentale del nuovo progetto infrastrutturale e commerciale della Nuova via della Seta.

Nell'ultimo decennio lo Xinjiang è stato costretto a fare i conti con problematiche di importanza capitale che hanno messo a rischio l'armonia sociale della Cina. Adesso l'estremismo e il terrorismo sono stati sradicati dal governo centrale, eppure il costo umano per arrivare a un simile risultato è stato altissimo. Quali sono le radici del male, spesso ignorate dall'opinione pubblica?



Fin dall'antichità lo Xinjiang è stato un crocevia di culture, tanto che ancora oggi, in questa regione, convivono vari gruppi etnici e altrettante religioni. La Cina ha sudato sette camicie per eliminare lo spettro del terrorismo, che dal 1990 al 2016, secondo le statistiche ufficiali, ha partorito migliaia di attentati che a loro volta hanno causato la morte di cittadini innocenti e centinaia di poliziotti. Uno degli episodi peggiori risale al 1997: nella città di Yining, per tre giorni, dal 5 all'8 febbraio, si registrarono scontri pesantissimi. Il bilancio fu di sette morti e 198 feriti. Ma questo era ancora niente al cospetto dei disordini scoppiati nel luglio 2009 nella capitale Urumqi, i quali provocarono 197 morti e ben 1700 feriti. Gli attacchi sono proseguiti a cadenza più o meno regolare nel corso degli anni. Il 23 aprile 2013, a Seriwbuya, persero la vita 15 persone mentre due rimasero ferite.

Colpire i terroristi

Diversi analisti hanno sottilineato come in questa regione si registrino veri e propri abusi da parte delle autorità. Accuse rispedite al mittente dagli analisti cinesi, secondo i quali i disordini nello Xinjiang sarebbero causati da veri e propri terroristi che niente hanno a che fare con la popolazione locale, a sua volta vittima di un tale sopruso. “Essere musulmani significa mantenere la pace. La religione non è estremismo. Non c'è niente in comune tra la religione e l'estremismo” ha spiegato il presidente dell'Istituto islamico dello Xinjiang, Abudulrekep Tumniaz, all'emittente Cgtn.

I terroristi hanno una visione distorta dell'islam, e lo usano per colpire civili e innocenti. Ecco, la Cina ha intrapreso una estenuante battaglia per reprimere queste persone e garantire a tutti gli altri cittadini dello Xinjiang, uiguri compresi, una vita lontana dalle minacce.

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