Nagorno-Karabakh, l'Azerbaigian condanna l'attacco armeno: "Crimine di guerra"

L'ambasciatore azerbaigiano in Italia, Mammad Ahmadzada, ha lanciato un messaggio a Roma: "Il governo non resti indifferente di fronte all’aggressione militare dell’Armenia contro l'Azerbaigian"

L'Azerbaigian denuncia la "aggressione militare" dell'Armenia e invita l'Italia a non restare indifferente di fronte "ai crimini di guerra commessi contro la popolazione civile azerbaigiana". La situazione nella regione del Nagorno-Karabakh è alquanto tesa. Le ultime notizie parlano di almeno 13 persone rimaste uccise in seguito a un attacco missilistico nella città azerbaigiana di Ganja da parte degli armeni.

L'attacco è stato denunciato da Hikmet Hajiyev, consigliere presidenziale azerbaigiano, su Twitter. Un altro attacco missilistico, avvenuto in contemporanea, ha colpito la città di Mingachevir, dove si trova la diga e centrale idroelettrica che rappresenta una delle più importanti infrastrutture strategiche del paese.

Gli attacchi sono avvenuti solo poche ore dopo la segnalazione di nuovi scontri fra le forze armate di Azerbaigian e Armenia nel Nagorno-Karabakh: si tratta dei primi atti che segnano una nuova escalation del conflitto, dopo alcuni giorni in cui gli scontri - nonostante un cessate il fuoco in vigore - avevano assunto un'entità minore. Il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha definito l'attacco armeno un "crimine di guerra". Baku "risponderà" e "lo farà sul campo di battaglia", ha quindi avvertito Aliyev in un discorso televisivo alla nazione.

Un "crimine di guerra"

In merito a quanto accaduto a Ganja, la seconda città più grande dell'Azerbaigian, l'ambasciatore azerbaigiano in Italia, Mammad Ahmadzada, ha lanciato un messaggio alla controparte italiana: "Il governo, i membri del parlamento, i partiti politici, il pubblico e i mezzi comunicazione d’Italia non dovrebbero essere indifferenti all’aggressione militare dell’Armenia contro l’Azerbaigian e ai crimini di guerra commessi contro la popolazione civile".

Dal 27 settembre fino ad oggi, ha aggiunto Ahmadzada, i missili lanciati dall’Armenia sugli insediamenti civili dell'Azerbaigain hanno tolto la vita a 60 civili, mentre 270 civili sono rimasti feriti. A questo punto le parole di Ahmadzada diventano ancora più dure: "È necessario comprendere finalmente che questo conflitto non ha nulla a che fare con la religione. Capire finalmente che l’Armenia non vuole la pace. Comprendere che l’Armenia vuole continuare l’occupazione militare dei territori dell’Azerbaigian". Se gli armeni vogliono la pace, ha concluso l'ambasciatore, la nazione armena deve ritirare le sue forze armate dai territori occupati dell'Azerbaigian.

Baku: "Armenia ha violato diritto internazionale"

Anche il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell'Azerbaigian ha commentato il bombardamento della città di Ganja. E lo ha fatto con un comunicato di denuncia contro le forze armate dell'Armenia, responsabili di aver causato 13 vittime, compresi 2 minori, e più di 55 feriti.

"Il deliberato e indiscriminato obiettivo dell'Armenia contro i civili in palese violazione delle norme e dei principi del diritto internazionale, incluso il diritto internazionale umanitario, così come il cessate il fuoco umanitario dichiarato, l'uccisione intenzionale di persone pacifiche, costituisce un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità e la leadership dell'Armenia ha la piena responsabilità di questo crimine", si legge nella nota.

L'Azerbaigian ha chiesto all'Armenia di interrompere "i crudeli attacchi ai civili" e invitato la comunità internazionale a non chiudere gli occhi "davanti a questi atti disumani". "Condanniamo nel modo più duro i feroci attacchi dell'Armenia contro i civili azerbaigiani e sollecitiamo questo Stato aggressore a porre fine ai suoi crimini di guerra", ha aggiunto Baku.

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Commenti

cgf

Sab, 17/10/2020 - 16:07

e si è rivolto a gigino nostro? ma perché non studia la storia e va a guardare il 26 novembre del 1991 e precedenti "distacchi"?

necken

Sab, 17/10/2020 - 17:00

che facessero un referendum sotto l'egida dell'ONU per vedere da che parte sta il popolo nel Nagorno-Karabakh!