New York, le ronde islamiche (con tanto di auto con sirene)

Si è sfiorata la sparatoria a Brooklyn dopo che un vigilante islamico ha aggredito il figlio del boss di una gang

New York, le ronde islamiche (con tanto di auto con sirene)

Un gruppo di vigilantes islamici con tanto di uniformi e auto molto simili a quelle utilizzate dalla polizia di New York, si scontra con una gang nel quartiere di Brooklyn e si rischia l'escalation violenta, ma la cosa ancor più sconcertante è che i vigilantes, meglio noti come Muslim Community Patrol (Mcp), hanno il benestare delle autorità governative locali e dello stesso Dipartimento di Polizia di New York, come parte di un progetto che vede associazioni basate su appartenenza etnica e religiosa attivarsi per il controllo del territorio nei quartieri della Grande Mela. Non hanno poteri di polizia, non sono armati, ma possono soltanto monitorare e segnalare problematiche alle forze dell'ordine.

Lo scorso 10 dicembre però la situazione è degenerata quando un ragazzino membro della notoria gang afro-americana "Bloods" è stato fisicamente aggredito da un membro della Muslim Community Patrol dopo essersi rivolto in maniera "poco rispettosa" verso una donna musulmana. Secondo una testimone "il ragazzino è stato preso per il collo e sbattuto contro il cancello della moschea Taqwa".

Sfortuna ha voluto che quel ragazzino fosse figlio di "Big Infinite", uno dei leader dei Bloods a Brooklyn. Il resto è scontato, il boss si è presentato alla moschea assieme a sei membri della gang e ne è nato un pesante diverbio con la Muslim Community Patrol e con tanto di minacce: "Almeno uno dei Bloods ha alzato la felpa e sotto aveva una pistola...Suo padre voleva sistemare il vigilante che ha messo le mani addosso al figlio".

Gli addetti della MCP hanno subito chiamato rinforzi, con tanto di loro auto giunte a sirene spiegate (ebbene sì, hanno anche le sirene) mentre altri "confratelli" nascondevano il membro dell'associazione di vigilantes islamici all'interno della moschea per metterlo al riparo.

In seguito all'intervento della polizia i Bloods si sono allontanati ma chiarendo che "la faccenda non era finita lì" e in effetti pochi giorni dopo un musulmano era stato picchiato nei pressi della moschea.

A quel punto i Mcp hanno tentato una trattativa con i Bloods che aveva inizialmente ipotizzato la consegna dell'aggressore ai Bloods (che nel frattempo sarebbe stato licenziato), condizione rigettata dalla Mcp. A quel punto è emerso un ulteriore potenziale accordo che prevedeva il ritiro dei vigilantes da Gates Avenue e Marcus Blvd, in cambio di una cessazione delle ostilità da parte dei Bloods. Condizione rigettata anche questa volta dai Mcp, con il suo leader, l'imam Siraj Wahhaj che ha dichiarato di non fidarsi dei Bloods e delle loro promesse di interrompere gli atti di violenza.

La somiglianza tra le auto utilizzate dalla Mcp e quelle della polizia di New York è inquietante, al punto che i residenti della zona hanno più volte espresso le proprie preoccupazioni, più che lecite. È infatti accettabile che comunità legate a una precisa identità etnica o religiosa portino avanti un progetto indubbiamente utilissimo, quello della community watch, a livelli tali da emulare la polizia, con tanto di benestare delle istituzioni locali? Un problema che non riguarda soltanto i musulmani, ma anche altre comunità come quella ebraica e quella cinese. Nel 2016 infatti alcuni "shomrim" (ebraico per "guardie") alla guida di un furgone (anche questo molto simile a quelli della polizia) appartenente a un gruppo simile alla Mcp, ma gestita da ebrei ultra-ortodossi, si erano scontrato con un uomo ispanico alla guida di un'auto che aveva estratto una pistola e aveva sparato. Il caso era finito in tribunale e alla fine l'imputato, David Flores, era stato scagionato dopo che alcune testimonianze in suo favore avevano dimostrato che l'uomo aveva sparato dopo essere stato aggredito, colpito e trascinato fuori dalla propria auto.

L'attivismo comunitario è da sempre parte integrante del tessuto sociale statunitense, con iniziative di area e community watch messe in atto dai cittadini; principio sacrosanto che permette a volontari di sorvegliare le proprie zone di residenza e segnalare immediatamente alle forze dell'ordine eventuali attività sospette.

Nel caso della Mcp si va però ben oltre, con individui che, seppur non armati, girano con abbigliamento molto simile a quello della polizia, con auto "di servizio" quasi identiche a quelle della polizia di New York, con tanto di sirena e logo, che pattugliano le "proprie" zone e che, come nel caso dello scorso 10 dicembre", si conferiscono anche il potere di aggredire la gente.

Un'iniziativa di community patrol sostenuta dalle autorità e con i vigilantes preparati alla gestione delle emergenze dal Dipartimento di Polizia. Il problema però è serio, perchè rischia di scatenare una deriva "separatista" basata su etnia e religione, con gruppi auto-alimentati che si spartiscono le zone da "controllare". L'esatto opposto di quello che dovrebbe fare lo Stato, cioè garantire l'uguaglianza di tutti e mantenere il monopolio dell'ordine pubblico.

Un conto è la cosiddetta "sicurezza partecipata" legata a una salutare attenzione di vicinato , un altro è porre in essere iniziative da "balcanizzazione" del contesto sociale, ennesimo segnale del fallimento del multiculturalismo selvaggio.

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