Nucleare, nuova minaccia dalla Corea del Nord

Pyongyang: "Siamo in grado di miniaturizzare le bombe nucleari". Rischio reale o solo propaganda? Intanto il regime fa saltare la visita di Ban Ki-moon

Nucleare, nuova minaccia dalla Corea del Nord

La Corea del Nord torna a minacciare il mondo. Pyongyang assicura che è in grado di miniaturizzare le armi nucleari, un progresso che gli permetterà di installare le testate atomiche sui suoi missili. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa ufficiale, Kcna.
Il regime nordcoreano ha realizzato tre test nucleari dal 2006, però fino ad ora non ha dimostrato di essere capace di miniaturizzare le bombe per installare le testate sui missili. Ora sostiene di poterlo fare. "È da tempo che abbiamo cominciato a miniaturizzare i nostri strumenti di attacco nucleare", ha fatto sapere la potente Commissione Difesa Nazionale in un comunicato diffuso dalla Kcna. La notizia, tutta da verificare, è un altro motivo di tensione dopo il recente test di un vettore lanciato da un sottomarino.

Intanto si apprende che il governo della Corea del Nord ha annullato, all’ultimo minuto, il viaggio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che si sarebbe dovuto recare in una città industriale vicino al confine sud-coreano. "Nessuna spiegazione è stata data per questo cambiamento dell’ultimo minuto", ha detto Ban nel corso di una visita in Corea del Sud. "Questa decisione di Pyongyang è profondamente deplorevole". Ban avrebbe dovuto visitare domani il complesso industriale nella zona del Kaesong, gestita insieme da entrambi i paesi, a pochi chilometri a nord del confine. Sarebbe stato il primo leader delle Nazioni Unite a visitare la Corea del Nord in più di vent’anni.

Ban, ex ministro degli Esteri della Corea del Sud e a Seul da lunedì per una visita di cinque giorni, ha detto che continuerà a lavorare con la comunità internazionale per la pace e la stabilità nella penisola coreana.

Il complesso industriale di Kaesong è uno dei pochi simboli di riconciliazione: avviato nel 2004, vede la combinazione di manodopera a basso costo del Nord (oltre 30.000 lavoratori) e gli investimenti del Sud (sono più di 120 le aziende coinvolte), ma è soprattutto la fonte principale di Pyongyang per la raccolta di valuta estera, dato che tutto le operazioni sono effettuate in dollari.

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