Supplizi e le violenze indicibili. Dentro le "stanze" delle torture

In Olanda, all’indomani della scoperta dei container adibiti a luoghi di supplizi per le vittime di rapimenti, sono state arrestate sei persone

Supplizi e le violenze indicibili. Dentro le "stanze" delle torture

In Olanda è stata di recente portata alla luce un’attività criminale che si avvaleva di alcuni container convertiti in “luoghi di tortura”. Le autorità dei Paesi Bassi hanno infatti ultimamente rivelato i dettagli di un’indagine avviata mesi fa analizzando le conversazioni telefoniche in codice che i presunti criminali si scambiavano tramite un network illegale chiamato EncroChat. Nel rilevare informazioni relative a traffici di droga messi su dai membri della rete illegale, gli inquirenti hanno a un certo punto accertato che, nelle conversazioni incriminate, vi erano anche dettagli molto più raccapriccianti, inerenti a dei luoghi di supplizio, progettati dai criminali per relegarvi le vittime dei loro rapimenti.

La pista inerente a tali centri di tortura ha così condotto gli investigatori olandesi a effettuare, a giugno, una raccapricciante scoperta nei pressi del piccolo villaggio di Wouwse Plantage, ubicato nel sudovest del Paese dei polder, al confine con il Belgio. I medesimi investigatori hanno inoltre diffuso ieri un video che documenta proprio il macabro rinvenimento.

Lì, all’interno di un magazzino, gli inquirenti locali hanno appunto scovato ben sette container adibiti a “stanze di supplizi”. Dentro le sette strutture, le forze dell’ordine hanno infatti trovato attrezzature preposte a seviziare le vittime di rapimenti: particolari sedie da dentista, pinze, bisturi e manette.

In particolare, alle sedie citate erano applicate, all’altezza dei braccioli e dei poggiapiedi, delle “cinture”, probabilmente preposte a immobilizzare gli arti dei malcapitati.

Secondo quanto rivelato ieri dalle autorità d’Olanda, la scoperta dei sette container fatta a giugno sarebbe stata resa possibile dalla decifratura di alcune “parole in codice”.

Nelle conversazioni telefoniche intercettate dalla polizia locale scandagliando EncroChat sono state appunto captate dagli inquirenti le parole “sala per il trattamento” ed “ebi”, poi interpretate dagli stessi investigatori come nomi in codice utilizzati dai criminali per indicare il magazzino di Wouwse Plantage in cui erano occultati i container degli orrori. Nel dettaglio, la parola “ebi” faceva riferimento alla sigla “Extra Beveiligde Inrichting” (Istituzione di massima sicurezza), con cui viene indicato il supercarcere olandese di Nieuw Vosseveld.

Oltre a individuare l’ubicazione esatta del luogo di torture, le autorità dei Paesi Bassi, sempre analizzando le telefonate scambiate tra i malavitosi su EncroChat, sono anche risalite all’identità di alcune potenziali vittime dei rapimenti e delle sevizie, avvertendole così immediatamente ed esortandole di conseguenza a nascondersi.

Per il momento, le forze dell’ordine della nazione dei polder hanno arrestato sei persone, accusate di avere messo a punto il luogo sinistro ubicato a Wouwse Plantage.

L’indagine che ha portato alla macabra scoperta effettuata a giugno è stata portata avanti dagli inquirenti d’Olanda con la collaborazione delle forze dell’ordine francesi e inglesi.

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