Padre Maccalli, forse jihadisti del Mali dietro il sequestro

Potrebbe esserci un gruppo di jihadisti maliani dietro il rapimento di padre Pierluigi Maccalli, missionario a Bamoanga, in Niger: a testimoniarlo è un suo confratello. Per la polizia nigerina il religioso sarebbe ancora vivo

Padre Maccalli, forse jihadisti del Mali dietro il sequestro

Padre Pierluigi Maccalli, il missionario della Società delle missioni africane (Sma) sequestrato lunedì scorso in Niger potrebbe essere ostaggio di un gruppo di jihadisti maliani. A dirlo è padre John Dass, confratello del religioso originario di Cremona, sequestrato a Bamoanga, a 125 chilometri dalla capitale Niamey. Il sacerdote indiano, che da mesi era stato informato dai suoi fedeli della presenza degli islamisti provenienti dal Mali nel vicino villaggio Tangunga, ipotizza che possano esserci proprio loro dietro l’assalto all’edificio che ospitava la missione e al vicino campus delle Suore Francescane di Maria.

“Mi avevano detto che i jihadisti non attaccavano i civili, ma soltanto gli agenti di sicurezza. Nessuno si aspettava un simile attacco, neanche padre Luigi che operava in Niger dal 2007”, ha detto padre Dass alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. È lo stesso religioso, poi, a raccontare i momenti concitati del sequestro. “Poco dopo le 9:30 di lunedì sera ho sentito urlare, poi la voce di padre Luigi che gridava “andate via!” e subito dopo dei colpi di pistola. Dopo alcuni minuti ho sentito nuovamente degli spari provenienti dalla residenza delle suore”, racconta. I rapitori, secondo la testimonianza di padre Dass, avrebbero bussato alla porta di padre Luigi entrando proprio dal cancello della missione. Un cancello che, spiega il religioso, restava sempre aperto su richiesta dello stesso padre Maccalli, “per non spaventare le persone in cerca di aiuto”.

È stato lui stesso, quindi, ignaro di quello che stava per accadere, ad accogliere in casa i suoi sequestratori, che prima di portarlo via hanno saccheggiato anche il vicino campus delle suore. Da lì, infatti, dieci minuti più tardi, padre Dass sentirà sparare di nuovo. Le religiose, nei giorni scorsi, avevano dichiarato che gli uomini armati comunicavano tra loro nell’idioma dei pastori islamisti fulani. Non è possibile, quindi, affermare con certezza chi ci sia dietro il sequestro, che, per ora, non è stato ufficialmente rivendicato.

Secondo la polizia nigerina, comunque, il sacerdote sarebbe ancora vivo, nascosto tra le sabbie del Sahara. C’è chi ipotizza che sia ancora in Niger, altri che sia stato trasportato in Burkina Faso, o in Mali, dove, se fosse confermata la versione di padre Dass, il commando godrebbe di maggiori appoggi. In questo caso il timore è che, come per molti dei sequestri di cittadini occidentali avvenuti nella zona, la prigionia potrebbe durare a lungo. Intanto, il sacerdote indiano ha lanciato un appello per la liberazione del suo confratello: “È un uomo con uno straordinario carisma per la missione, sempre pronto ad aiutare tutti, anche i non cristiani: ecco perché il nostro cancello è sempre aperto”.

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