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Papa Francesco è la speranza per l'Armenia

A poche ore dall'arrivo del Pontefice in Armenia, la gente di Yerevan e delle altre città e in fermento e tutti si augurano che il Santo Padre ricordi il genocidio commesso dai turchi

Papa Francesco è la speranza per l'Armenia

L' Armenia è in fermento per l'arrivo di papa Francesco che tra poche ore compirà il suo ventiduesimo viaggio atterrando nella capitale del Paese Caucasico. La strada che collega l'aeroporto cittadino sino al centro della capitale, è un tripudio di bandiere dello Stato Vaticano e della Repubblica Armena. Le vecchie Lada creano ingorghi nelle vie cittadine, gli alberghi sono presi d'assalto da turisti, religiosi e dagli oltre 600 giornalisti accreditati. E nonostante la dolce malinconia connaturata nel paesaggio e il dolore insito nella storia del popolo armeno, oggi però Yerevan è una città in festa.

Nella piazza della Repubblica, un tempo piazza Lenin, dove ancora sono visibili alcuni vessilli dell'epoca sovietica è stato allestito il grande palco per la messa del Pontefice, e tutto il mondo è in trepidazione per la visita che il Pontefice effettuerà al memoriale del genocidio.

Alla fine dell'ottocento, sotto il governo del sultano Abdulhamid II, nell'impero ottomano, iniziarono le persecuzioni contro il popolo armeno. Centinaia di migliaia di persone vennero massacrate dagli hamidi, la cavalleria curda assoldata dal sultano che, in nome dell'islam, massacrò la minoranza cristiana. Ma fu solo l'inizio, perchè il vero e proprio genocidio, com'è descritto dalla storiografia contemporanea, prese il via con il governo dei ''Giovani Turchi'' nel 1915. Oltre 1.500.000armeni uccisi e deportati e ancor oggi, il ''Grande Male'', Medz Yeghern, come lo chiamano gli armeni è una ferita aperta che continua a sanguinare.

L'anno scorso Papa Francesco parlò di genocidio armeno riconoscendolo come il primo genocidio del ventesimo(Papa Francesco ricorda gli armeni. E la Turchia richiama l'ambasciatore )secolo e creò una crisi politica con il governo di Ankara. Ora ciò che si augura e spera la popolazione di Yerevan, ed egli altri centri del Paese, è che il Pontefice prosegua nel denunciare l'accaduto. '' Noi armeni siamo stati vittime di un genocidio. I turchi sono stati colpevoli in quegli anni di quanto hanno fatto al nostro popolo, compreso Kemal Ataturk. E non bisogna avere paura di raccontare la verità, perchè anche se oggi non abbiamo nessun livore nei confronti del popolo turco, occorre però dire, a cent'anni di distanza, che siamo stati vittime di un genocidio''. A parlare è Anna, che lavora al Museo dei manoscritti di Yerevan e ringrazia il Santo Padre per la solidarietà dimostrata nei confronti della storia armena e delle vittime dei fatti del '15. Non è la sola ad attendere Francesco con gratitudine. Nella capitale culturale del Paese, a Gyumri, un'altra tappa del viaggio pastorale, Isabella Aranian, di 19 anni spiega: '' La visita del papa è molto importante per il nostro Paese sia dal punto di vista religioso perchè vuole rafforzare l'unione tra la chiesa apostolica e quella cattolica e anche quello storico perchè il mondo potrà guardare l'Armenia e avrà il dovere anche di guardare il suo passato e il dolore che ha subito''.

Una coppia di soldatesse, degli anziani seduti su una panchina, dei bambini che giocano a pallone all'ombra del palco dal quale Francesco dirà messa. Gyumri è eterogenea, euforica esempio di un'umanità permeata da un'identità comune forgiata dalla tragedia e resa immortale dalla fede e dal senso di appartenenza a un popolo. L'Armenia è tante cose, è il primo paese cristiano della storia, è il Paese del dolore e della guerra dimenticata del Nagorno Karabakh, ma è soprattutto il Paese dove non esiste il pronome ''mio'', nessuno lo pronuncia, ovunque tutti dicono '' nostro, ''noi''. E nelle ore antecedenti all'arrivo di Francesco, nei caffè, nelle piazze tutti usano il pronome, ''noi''. ''Parlerà a noi'', ''pregherà per noi e i nostri morti''. E alla fine è legittimo pensare che quel ''noi'', è un ecumenico ringraziamento rivolto a tutti coloro che hanno il coraggio di raccontare la storia e denunciare il genocidio. Ed ecco quindi che per il popolo armeno anche Francesco ''è con noi''.

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