Parigi, le ballerine dell'Opera protestano contro Macron e la riforma delle pensioni

Il corpo di ballo dell'Opera di Parigi è sceso in campo contro la riforma delle pensioni proposta dal presidente francese Emmanuel Macron: "Cultura in pericolo"

Anche il corpo di ballo dell'Opera di Parigi si è unito al coro di protesta contro la riforma delle pensioni proposta dal presidente francese Emmaniel Macron.

Sui gradini del medesimo teatro le ballerine, in tutù bianco e accompagnate dall'Orchestra sinfonica di Parigi, hanno danzato alcune scene sulle note del Lago dei Cigni di Ciajkovski. Dietro di loro, durante l'esibizione, erano ben visibili enormi stendardi con messaggi inequivocabili: “Opera di Parigi in sciopero” e “Cultura in pericolo”. Ad assistere alla scena era presente una numerosissima folla di cittadini.

Insieme ai lavoratori del settore pubblico anche i ballerini e le ballerine si oppongono al progetto del governo. Macron vuole infatti togliere di mezzo 42 regimi pensionistici separati per sostituirli con un unico sistema basato su punti singoli.

Nel caso specifico dei ballerini dell'Opera il nuovo progetto governativo eliminerebbe il piano di pensionamento speciale previsto per l'Opera di Parigi. Lo stesso che consentirebbe ai membri del corpo di ballo di smettere di lavorare all'età di 42 anni, cioè mediamente 20 anni prima rispetto agli altri lavoratori del Paese. Ricordiamo che questo particolare sistema pensionistico, il più antico di Francia, fu introdotto nel 1968 da re Luigi XIV.

Tra proteste e demagogia: Francia nel caos

Alexandre Carniato, ballerino e portavoce degli scioperanti, ha spiegato la presa di posizione del corpo di ballo: “Anche se siamo in sciopero, il 24 dicembre volevamo offrire un momento di grazia. Nonostante il freddo, le ragazze hanno voluto affrontare la sfida e i musicisti per accompagnarli”.

Nel frattempo, in Francia, lo sciopero contro la riforma delle pensioni è arrivato alla terza settimana. Con il passare dei giorni sempre più categorie di lavoratori si stanno mobilitando contro Macron: dagli insegnanti al personale sanitario, dai dipendenti della pubblica amministrazione e dei trasporti. Ora è scesa in campo anche la cultura.

Nei giorni scorsi i leader della sinistra francese hanno attaccato duramente Macron, il quale, per placare le proteste e nel pieno della crisi provocata dalla sua riforma, ha deciso di rinunciare alla futura pensione che gli spetterebbe da ex capo di Stato. Secondo una legge del 1955, infatti, gli inquilini dell'Eliseo ricevono a vita, dopo aver lasciato la presidenza, un importo equivalente allo stipendio di un consigliere di Stato dal valore di circa 6.220 euro lordi al mese.

Ricordiamo che Macron avrebbe avuto diritto a tale importo alla fine del suo mandato, nel maggio 22, all'età di 44 anni, oppure nel 2027, a 49, nel caso in cui decidesse di presentarsi per un secondo mandato e dovesse essere rieletto. A quanto pare il passo indietro del presidente non è bastato per calmare le acque.