Pedofilia, dopo film chiesto aiuto del Papa per indagini su vescovo

In Polonia monsignor Edward Janiak avrebbe coperto casi di pedofilia. La vicenda è stata rilanciata da un docufilm dei fratelli Marek e Tomasz Sekielski

Pedofilia, dopo film chiesto aiuto del Papa per indagini su vescovo

Lo scandalo pedofilia ritorna in primo piano in Vaticano.

Monsignor Wojciech Polak, arcivescovo metropolita di Gniezno e Primate delle Polonia dal 2014, ha chiesto aiuto alle autorità vaticane, e in primo luogo a Papa Francesco, per indagare su un nuovo caso di abusi su minori che sta scuotendo la cattolicissima nazione centroeuropea e che vedrebbe coinvolto un vescovo "insabbiatore" che non avrebbe seguito le norme in vigore nella Chiesa a proposito di pedofilia.

Secondo l’accusa, monsignor Edward Janiak, oggi vescovo di Kalisz, avrebbe coperto un sacerdote predatore di minorenni, in un paese, la Polonia, dove negli ultimi 30 anni, secondo il vaticanista Paolo Rodari, "quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori".

La vicenda si è particolarmente animata dopo che nella giornata del 16 maggio i fratelli Tomasz e Marek Sekielski hanno diffuso il loro ultimo film-documentario, che in polacco è stato intitolato "Zabawa W Chowanego" (che potremmo tradurre "Giocare a nascondino"), attraverso il quale si raccontano le vicende del sacerdote Arkadiusz Hajdasz di Pleszew (diocesi di Kalisz), accusato di essere un prete pedofilo per avere abusato sessualmente, presso la parrocchia di Pleszew e Syców, circa 20 anni fa, di ragazzi, oggi adulti, che adesso hanno deciso di raccontare le loro storie ai due registi. Questi abusi, viene ricordato nel film, sarebbero stati coperti dal vescovo Janiak, che avrebbe insabbiato tutti e tre i casi.

Il film segue, ad un anno di distanza, "Tylko nie mów nikomu" (che potremmo tradurre "Non dirlo a nessuno"), un film documentario sulla pedofilia nella Chiesa polacca che aveva turbato milioni di polacchi su una vicenda poco chiara ed era diventato il film polacco più popolare nel 2019 su YouTube.

Il vescovo Edward Janiak ha risposto al nuovo film dei fratelli Sekielski spiegando di non avere nulla di cui pentirsi, mentre i registi ribattono che Janiak almeno dal 2016 "era a conoscenza delle tendenze pedofile del sacerdote, perché era stato visitato dai genitori di una delle vittime" e, inoltre, non avrebbe "notificato alla Congregazione Vaticana per la Dottrina della Fede le molestie", nonostante sia obbligatorio farlo a partire dal 2001.

La storia di padre Arkadiusz Hajdasz è stata raccontata dal film dei fratelli Sekielski non solo relativamente ai ragazzi molestati ma anche in merito a cosa è accaduto dopo, cioè come padre Hajdasz sia stato trasferito da parrocchia in parrocchia per nascondere le sue "attività criminali". Inquietano, con il senno di poi, anche le parole del sacerdote accusato. Padre Hajdasz, che è stato anche un catechista almeno in due scuole elementari (a Lubinia Mała e a Telkinów, vicino a Mirków), a proposito di questa sua attività catechetica diceva: "questa scuola è un posto dove mi sono sempre sentito bene, necessario e compreso. C'è un'atmosfera davvero familiare qui".

Nel film è stata proposta una registrazione del 2016 in cui i genitori di una delle vittime parlano con il prete che ammette di aver molestato un ragazzo e assicura che il vescovo Janiak era al corrente dell'intera faccenda. Sulla Gazeta Krotoszyńska del 22 marzo 2016 si leggeva: "Il licenziamento improvviso di Arkadiusz Hajdasz dalla funzione di parroco a Chwaliszew ha sorpreso e indignato i parrocchiani", tanto che un gruppo di fedeli erano andati dal vescovo Janiak per capire qualcosa su questa improvvisa partenza, parrocchiani che ai giornalisti avevano spiegato di volere combattere per il loro "amato pastore", ma che, dopo aver incontrato il vescovo Janiak, avevano improvvisamente perso il loro entusiasmo. Attualmente padre Hajdasz è sospeso a divinis, il che significa - almeno in teoria - che non può svolgere alcuna attività sacerdotale o indossare l’abito clericale.

I fratelli Sekielski ricordano anche come lo stesso vescovo Janiak abbia avuto un ruolo nel nascondere il caso del prete Paweł Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato dei chierichetti durante dei bagni in piscina e anche in seguito. Come ha scritto Oko.press, la curia di Breslavia ha promesso di informare il Vaticano anche su una terza storia che riguarda il vescovo Janiak, che avrebbe coperto anche il caso di padre Edward P., condannato a un anno e mezzo di prigione per avere, nel 2002, molestato due ragazzi a Pszenno. Secondo il giornale polacco Janiak sarebbe un buon amico di padre Edward P., avrebbero finito insieme di studiare in seminario e sarebbero stati ordinati sacerdoti lo stesso giorno a Breslavia. L’accusa rivolta a Janiak è quella, dopo aver dichiarato che Padre Edward non avrebbe più svolto il suo ministero sacerdotale, di avere permesso a Padre Edward P., dopo aver scontato la sua condanna e superato un periodo di prova di quattro anni, di diventare pastore nella vicina Brożec.

In attesa delle indagini delle autorità vaticane su questi casi di pedofilia, Marek Sekielski (che è un produttore televisivo e documentarista pluripremiato) e Tomasz Sekielski (che è un documentarista e reporter che ha lavorato per diverse emittenti polacche ed è noto per il programma "Teraz we!", condotto con Andrzej Morozowski) hanno annunciato, proprio nei tre giorni di celebrazioni in tutta la Polonia per ricordare i cento anni dalla nascita di San Giovanni Paolo II, di aver cominciato a lavorare al loro terzo film-documentario che si occuperò degli scandali dell'Unione creditizia SKOK Wołomin e sul ruolo di Giovanni Paolo II relativamente ai "crimini sessuali commessi da chierici durante il suo pontificato".

Commenti