Il Pentagono minaccia: "Più chance di conflitto con la Russia o la Cina"

La Difesa Usa aggiorna la strategia sulla sicurezza. E ammette: "Con l'Isis sarà una lunga battaglia"

Il Pentagono minaccia: "Più chance di conflitto con la Russia o la Cina"

A quattro anni dall'ultimo "libro bianco", quasi un'era geologica nel settore militare, il Pentagono aggiorna la strategia globale di difesa. E mette in chiaro gli obiettivi e i rischi che la Difesa americana deve mettere in conto. Da un lato c'è la minaccia di entità terroristiche come lo Stato islamico, dall'altro i sempre più possibili conflitti con la Cina e la Russia. In entrambi i casi, gli Stati Uniti sentono minacciata la sicurezza dei propri interessi. E per questo sono pronti a reagire.

Nel rapporto 2015 National Military, il generale Martin Depsey, capo degli Stati maggiori riuniti (l’ufficiale più alto in grado nelle forze armate americane), avverte che c’è "una bassa ma crescente" probabilità che gli Stati Uniti possano combattere una guerra con potenze del calibro della Russia e della Cina. Anche se Mosca e Pechino non vengono citate esplicitamente, il generale Depsey pensa proprio a loro quando ipotizza le "conseguenze immense" di un conflitto armato. Alla Russia il capo degli Stati maggiori riuniti rinfaccia di aver "ripetutamente dimostrato che non rispetta la sovranità dei suoi vicini (Ucraina) e la sua volontà di ricorrere all’uso della forze pur di raggiungere i suoi obiettivi". Nel "libro bianco" della Difesa americana viene, quindi, ribadito che "le azioni militari russe stanno minacciando direttamente o per procura la sicurezza regionale". Il riferimento (tutt'altro che velato) è alla presenza di truppe russe in Ucraina.

Nel testo viene messa nero su bianco la preoccupazione legata allo sviluppo delle tecnologie che stanno facendo perdere agli Stati Uniti il vantaggio che avevano sempre avuto nel settore. "Quando si applicano a sistemi militari - si legge - questa diffusione di tecnologia va a sfidare il vantaggio competitivo a lungo detenuto dagli Stati Uniti in settori come l’allarme rapido (early warning, per l’individuazione di una minaccia, come il lancio di un missile balistico intercontinentale, ndr) e i bombardamenti di precisione". Apparentemente indifferenti ai negoziati sul programma nucleare iraniano su cui entro il 7 luglio è prevista un’intesa, il Pentagono continua ad inserire l'Iran, accanto alla Cina, alla Russia e alla Corea del Nord, nella lista di Paesi che pongono "gravi preoccupazioni di sicurezza" all’America e ai suoi alleati. Alla Cina il Pentagono rinfaccia di alimentare "la tensione nella regione Asia-Pacifico". Il riferimento è alla costruzione di isole artificiali su barriere coralline a migliaia di chilometri dalla costa cinese pur di rivendicare la territorialità dell’80% del Mar Cinese Meridionale seguendo la dottrina militare della "linea dei nove punti", in contrasto con le nazioni vicine, Giappone, Filippine, Vietnam, tra le altre.

"Dalla pubblicazione dell’ultima (analisi) di strategia militare - ha sostenuto Dempsey - il disordine globale è cresciuto mentre alcuni dei nostri vantaggi (tecnologici) hanno iniziato a ridursi". Nel testo del 2011, per esempio, si parlava poco e nulla della Russia. E non si faceva alcun accenno allo Stato islamico, dal momento che il califfo Abu Bakr al Baghdadi non lo aveva ancora fondato. Nel 2015 National Military gli ufficiali del Pentagono prevedono che la minaccia rappresentata da entità terroristiche come l'Isis saranno affrontate in "conflitti che esploderanno più rapidamente, dureranno più a lungo e avranno luogo su un campo di battaglia molto più tecnicamente difficile" perché questi gruppi "rappresentano una minaccia immediata alla sicurezza transregionale perché riescono a sfruttare insieme rapidamente le tecnologie disponibili con ideologie estremiste".

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