Più militari Nato al confine con la Russia: ecco cosa farà l'Italia

Assieme agli altri Paesi Nato, l'Italia è chiamata ad aumentare il numero di uomini e mezzi militari lungo i confini della Russia per evitare un'escalation del conflitto: ecco cosa sta per cambiare

Più militari Nato al confine con la Russia: ecco cosa farà l'Italia

Bisognerà raddoppiare gli sforzi e far sentire Putin con il fiato sul collo qualora volesse mai allargare il conflitto ai Paesi occidentali: è in quest'ottica che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sta chiedendo ai Paesi dell'Alleanza Atlantica di aumentare gli sforzi lungo tutti i confini russi. A questo "sforzo" dovrà partecipare ovviamente anche l'Italia inviando più soldati, più carri armati e autoblindati, più navi e più aerei raddoppiando o quasi la sua attuale partecipazione "esterna" al conflitto tra Russia e Ucraina.

I numeri italiani

Sappiamo bene che gli Stati Uniti sono coloro i quali spendono di più su tutto ciò che riguarda l'aspetto militare: 690 miliardi di dollari l'anno, in pratica il 4% del Pil raddoppiando qualsiasi altra nazione della Nato. L'Italia è quinta con 23 miliardi di euro (1,1% del Pil). Dopo l'invasione russa in Crimea, la "Divisione multinazionale Sud Est" italiana ha il suo quartier generale in Romania e si è aggiunta a quattro gruppi tattici voluti dalla Nato che si trovano nelle Repubbliche Baltiche e in Polonia. Come spiega Il Messaggero, si tratta di quasi 5mila soldati di almeno 20 paesi che si esercitano periodicamente nelle nazioni che li ospitano, un po' come sta avvenendo in Norvegia con la "Cold response" di cui ci siamo occupati sul Giornale.it. L'Italia, adesso, ha il suo battaglione tattico "Battlegroup" in Lettonia con oltre 1.500 militari: da più di quattro anni si alternano quasi 200 fanti.

Sforzi raddoppiati

La guerra di Putin sta costringendo la Nato a rivedere i numeri dei "tempi di pace" con uno sforzo chiesto a tutti i membri: è così che l'Italia ha già raddoppiato da 4 a 8 gli Eurofighter (F35) già schierati sia Romania che nelle nazioni baltiche per il controllo dei cieli. Il nostro Paese può contare anche su quasi 1.400 militari d'elite (tecnicamente si tratta di incursori Comsubin, lagunari e parà) a disposizione per le basi Nato in Ungheria e Romania. Adesso, se la Nato lo richiederà, bisognerà raddoppiare gli attuali numeri.

"Nuova normalità per la sicurezza europea"

Insomma, ci attende una vera e propria "trasformazione fondamentale" per la Nato che, secondo il suo segretario generale Jens Stoltenberg, riflette "le conseguenze a lungo termine" delle azioni del presidente russo. E che, nelle parole del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, porterà da subito a potenziare "gli strumenti di deterrenza" dell'Alleanza atlantica "che servono a scoraggiare Putin dall'avvicinarsi". Mentre le bombe russe continuano a piovere sul quadrante sud-orientale dell'Ucraina, appare chiaro che, "indipendente da come e quando finirà", la guerra ha aperto "una nuova realtà". Quella che da settimane Stoltenberg definisce "una nuova normalità per la sicurezza europea". Per questo motivo, è stato chiesto ai comandanti militari di fornire opzioni "per un adattamento a lungo termine della Nato".

I primi annunci concreti arriveranno con tutta probabilità al vertice dell'Alleanza di giugno, a Madrid. Ma, nel frattempo, la richiesta sembra andare nella direzione già imboccata da tutti gli Alleati, impegnati ad aumentare la spesa militare verso il 2% del Pil, Italia compresa. Con Di Maio che evoca quanto già accaduto non più tardi di due settimane e mezzo fa, quando durante il discorso di Joe Biden in Polonia i russi hanno "bombardato aree vicino a Leopoli, a poche decine di chilometri dai confini della Nato". Vale a dire pericolosamente vicino alla linea di frontiera con l'Ue.

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