Polonia, città si dichiarano "libere dall'ideologia Lgbt"

Varie organizzazioni Lgbt+ parlano di "crescente ondata di fascismo" in Polonia e arrivano a paragonare la scelta al concetto hitleriano di "Judenfrei" ("libero da ebrei")

Polonia, città si dichiarano "libere dall'ideologia Lgbt"

In Polonia funzionari governativi di almeno 30 città, villaggi e assemblee regionali si sono dichiarati "liberi dall'ideologia Lgbt+".

Secondo il gruppo polacco The Campaign Against Homophobia, la città di Swidnik, nella Polonia orientale, è stata una delle prime a dichiarare, lo scorso mese di marzo, la sua libertà "dall'ideologia Lgbt+" mentre recentemente la città di Lublino ha premiato i funzionari locali che si sono opposti, all’"ideologia Lgbt, che va contro la famiglia, la nazione e lo stato polacco". In particolare a Swidnik hanno approvato una mozione per respingere nelle case, nelle scuole e nei luoghi di lavoro quella che considerano la diffusione dell'ideologia gender.

Lo stesso Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito governativo cattolico e sovranista Legge e giustizia (Prawo i Sprawiedlywosc, in sigla PiS) ha varie volte sostenuto durante la campagna elettorale per le scorse europee (e i commentatori polacchi ritengono che lo rifarà in occasione delle prossime elezioni interne autunnali), che il progresso dei diritti degli omosessuali è un "grave pericolo" per le famiglie della Polonia: "Dobbiamo difendere la famiglia polacca. Dobbiamo difenderla perché stiamo affrontando una minaccia per la civiltà, non solo per la Polonia, ma per tutta l'Europa, per l'intera civiltà basata sul cristianesimo".

Sul fronte opposto, invece, il liberal Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia, ha firmato una proclamazione "anti-discriminazione Lgbt" ed ha parlato, non senza contestazioni da parte di diversi politici, durante il gay Pride tenutosi nella capitale polacca lo scorso 8 giugno. Il primo cittadino di Varsavia ha promesso un ostello, un centro comunitario Lgbt e un sistema locale di intervento in caso di crisi.

Lo scorso febbraio Trzaskowski aveva firmato una dichiarazione pro Lgbt che includeva la promessa di avviare un programma di istruzione scolastica secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relativamente ad attività antidiscriminazione e di educazione sessuale nelle scuole. Alcuni politici del PiS avevano pubblicamente denunciato il programma promesso da Trzaskowski, accusandolo di volere condizionare "sessualmente i bambini". Lo scorso aprile l’agenzia statale Cbos ha diffuso un sondaggio secondo il quale la stragrande maggioranza dei polacchi disapprova la posizione di Varsavia sui diritti Lgbt+ e si è dichiarata contraria ad una educazione sessuale nelle scuole prima dei 10 anni.

Come scrive il Time, alla vigilia della sfilata dell'orgoglio di Varsavia, un presentatore televisivo, Rafal Ziemkiewicz, autore e giornalista aveva twittato che "bisogna sparare alle persone Lgbt", prima di aggiungere "non nel senso letterale, naturalmente. Queste non sono persone di buona volontà o difensori dei diritti di nessuno". Il movimento Lgbt+, secondo Ziemkiewicz, sarebbe "una nuova mutazione dei bolscevichi e dei nazisti".

Varie organizzazioni Lgbt+, invece, parlano di "crescente ondata di fascismo" in Polonia e arrivano a paragonare la scelta polacca di opporsi all’ideologia gender al concetto hitleriano "Judenfrei" ("libero da ebrei"). Cogliendo la palla al balzo hanno rilanciato la richiesta di pene aggiuntive e di uno status speciale per i crimini motivati dai pregiudizi contro la comunità Lgbt+, spiegando che il precedente governo polacco aveva iniziato a lavorare sulla modifica della legge per tenere conto dei crimini di odio anti Lgbt+.

Ma già nel 2016 l’attuale Parlamento aveva respinto un disegno di legge che chiedeva di introdurre una pena maggiore per gli autori di violenze legate al genere, all’orientamento sessuale, alla disabilità e all’età. Questo per non fare diventare gli Lgbt+ "una categoria di persone superiore alle altre".

La chiesa polacca, invece, che sta cercando di superare alcuni casi legati all’efebofilia e alla pedofilia, che hanno visto alcuni chierici compiere atti sessuali anche con adolescenti e bambini del loro stesso sesso, è impegnata da anni, ispirandosi anche a quanto espresso da Papa Francesco nel paragrafo 56 dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, nella difesa dell’insegnamento tradizionale cattolico avverso alla pratica omosessuale e in opposizione alle richieste Lgbt+ di ‘matrimoni’ e ‘adozioni’ per gay, lesbiche, transgender e queer.

A Czestochowa, il luogo più sacro in Polonia, il reverendo Henryk Grzadko ha recentemente espresso un’opinione che sembra abbastanza comune nel paese che ha dato i natali al Santo Papa Giovanni Paolo II, quella secondo la quale la Polonia starebbe vivendo una "invasione di civiltà". "Arrivano con bandiere arcobaleno per strapparci i nostri valori interiori, come la verità, l'amore, la vita umana, la famiglia basata sul matrimonio e la moralità basata sul Vangelo e il Decalogo".

Commenti