La balla europeista su Putin: "Invita i migranti a stuprare"

"I servizi segreti russi potrebbero ordinare ai rifugiati di violentare le tedesche per far perdere la Merkel alle elezioni"

La balla europeista su Putin: "Invita i migranti a stuprare"

Dopo gli hacker russi che avrebbero alterarato le elezioni americane per far vincere Donald Trump, ecco che arrivano i migranti pronti a stuprare le donne europee ad un cenno di Vladimir Putin e Bashar Al Assad. La singolare ipotesi è stata lanciata da Gustav Gressel, Senior Policy Fellow dell'European Council on Foreign Relations.

L'analisi è subito stata ripresa dalla Bild. Secondo Gressel, Russia e Siria potrebbero influenzare le elezioni tedesche attraverso stupri di massa - sullo schema del Capodanno di Colonia - compiuti da migranti conniventi. "Alcuni dei rifugiati provenienti dall'Iraq e dalla Siria - afferma Gressel - anche se solo una piccola parte, ha avuto legami con Assad o servizi segreti di Saddam Hussein". Ci sarebbe quindi un complotto, ovviamente ordito da Putin, per far perdere la Cancelliera tedesca.

Quella che potrebbe essere solamente un'ipotesi singolare (e perfino un po' campata per aria) è stata in breve tempo ripresa dal Daily Mail e dal Sun. Segno che la paura europea nei confronti della Russia ha raggiunto livelli mai visti prima.

Lo stesso vale per i presunti hacker russi. Come ha scritto ieri Giampaolo Rossi su Gli Occhi della Guerra, le accuse che vengono mosse al Cremlino sono ridicole: "Emergono molti elementi che mettono in dubbio questa teorema: per esempio il fatto che il primo organo di stampa a rilanciare le accuse della Cia (e tuttora il più attivo) sia stato, il 9 dicembre scorso, il Washington Post il cui proprietario, Jeff Bezos, è anche il fondatore e Ceo di Amazon, azienda internet che, per la modica cifra di 600 milioni di dollari, gestisce tutto il cloud computing della Cia stessa. Insomma quando la libera informazione è una partita di giro. Non solo, ma secondo il New York Times le prove dell’hackeraggio russo sono contenute in un report realizzato dalla Crowd Strike, la società di sicurezza informatica (presieduta da Shawn Henry ex capo della Divisione informatica dell’FBI) chiamata dal DNC, non appena i primi computer sono apparsi violati".

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