La Russia si ritira dalla corte penale internazionale: "Non è indipendente"

Mosca annuncia di non voler ratificare lo Statuto di Roma: "La CPI ha disatteso le nostre aspettative"

La Russia si ritira dalla corte penale internazionale: "Non è indipendente"

Con una nota del Ministero degli Esteri, la Federazione Russa ha dichiarato di ritirarsi dal trattato di Roma con il quale si è dato vita alla Corte Penale Internazionale.

La notizia è stata diffusa nella mattinata di mercoledì dall’agenzia di stampa TASS, che cita il decreto presidenziale con il quale Vladimir Putin ha ordinato che Mosca non ratificherà lo statuto della Corte, che la stessa Russia aveva sottoscritto dal 2000 ed entrato in vigore nel 2002, alla sottoscrizione degli almeno 60 stati previsti per tale prassi.

La giustificazione addotta al rifiuto del Cremlino riguarda la disattesa delle aspettative con le quali aveva avviato un percorso atto a garantire una sempre maggiore garanzia della pace e della sicurezza internazionali, visti anche gli sforzi compiuti, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nella creazione dei tribunali internazionali di Norimberga e Tokyo, finalizzati all’incriminazione dei tedeschi e giapponesi responsabili di genocidio e crimini contro l’umanità durante il conflitto.

Secondo quanto comunicato dalle istituzioni russe, ad oggi la corte non si dimostra adatta al ruolo alla quale era stata indirizzata, dal momento che Paesi come Stati Uniti, Israele e Cina non hanno mai neanche sottoscritto lo statuto di Roma del 1998. Inoltre, secondo il Ministero degli Esteri russo, la Corte non è stata in grado di rendersi un tribunale internazionale autorevole e realmente indipendente.

La Russia aveva già avanzato le proprie perplessità nel 2008 quando, in seguito all’attacco compiuto ai danni dei peacekeepers russi al confine con la Georgia da parte dell’esercito di Mikhail Saakashvili, erano state mosse alcune accuse verso i miliziani della Repubblica dell’Ossezia del Sud da parte della medesima corte. Altro motivo di attrito tra Mosca e l’organo giurisdizionale riguardava un rigetto da parte degli Stati Uniti di un dossier curato dalla corte in merito ai crimini di guerra compiuti da Washington in Afghanistan, deliberatamente rigettato dalla Casa Bianca in quanto gli USA Paese non firmatario dello Statuto.

Le tensioni, infine, vanno ad acuirsi in seguito alla mozione votata nella giornata di martedì da parte del Congresso statunitense, con il quale sono state emesse nuove sanzioni contro Russia, Siria e Iran per i crimini di guerra compiuti nell’ambito della campagna siriana.

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