Se gli Stati "liberati" dagli Usa ora chiedono aiuto a Putin

Iraq e Afghanistan abbandonano la guida Usa e si rivolgono a Putin. E il Wall Street Journal decreta il fallimento della politica estera americana

Se gli Stati "liberati" dagli Usa ora chiedono aiuto a Putin

Gli equilibri in Medio Oriente sono mutati. Dopo la guerra del 2003, l'Iraq era diventato un protettorato americano. Ora, però, Baghdad sembra aver voltato le spalle agli Usa per guardare alla Russia di Vladimir Putin. Il motivo potrebbe essere legato all'inefficacia dei raid americani contro lo Stato islamico e, forse, proprio per questo, nei giorni scorsi, il governo iracheno si è detto disponibile a chiedere aiuto ai russi per contrastare l'Isis.

La Russia si è mostrata disponibile a questa eventualità, purché però richiesta ufficialmente dal governo di Baghdad. Come ha affermato anche il presidente del Consiglio della Federazione (il senato russo) Valentina Matvienko: "Se le autorità irachene lo chiederanno alla Federazione russa, la leadership del Paese prenderà in considerazione la partecipazione delle nostre forze aeree a questa operazione dell’aviazione". Tuttavia, questa richiesta, come ha sottolineato la Matvienko, "per ora non è stata ricevuta".

Situazione simile anche in Afghanistan. Proprio in queste ore, infatti, il presidente della Repubblica cecena Ramzan Achmadovič Kadyrov ha incontrato il vicepresidente dell'Afghanistan Abdul Rashid Dustum, il quale ha chiesto aiuto alla Russia nella lotta al terrorismo islamico. Nell'incontro, Kadyrov ha mostrato al vicepresidente afghano anche alcuni membri dello Specnaz, le temibili forze speciali russe.

Il fallimento della politica estera americana è stato decretato anche dal Wall Street Journal. Secondo quanto scrive il giornale americano, il Pentagono avrebbe "sottovalutato" le difficoltà legate alla creazione di un esercito di ribelli moderati per combattere lo Stato Islamico in Siria, aprendo la strada all’intervento militare russo: "Il tentativo del Pentagono di mettere in piedi un esercito di ribelli moderati, che avrebbe fornito agli Usa delle forze di terra per combattere lo Stato Islamico, ha stentato fin dall’inizio a raggiungere perfino i suoi obiettivi più modesti".

Le difficoltà incontrate dal Pentagono, sottolinea il Wall Street Journal, "hanno ridotto l’influenza militare e diplomatica americana e aperto alla Russia un varco per lanciare la propria assistenza militare al leader siriano Bashar Al Assad, in serie difficoltà".

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