La sposa inglese di Isis morta nei raid a Raqqa

Kadiza Sultana, 17 anni, scappata dal Regno Unito per arruolarsi con Daesh, è stata uccisa dai raid russi

La sposa inglese di Isis morta nei raid a Raqqa

Kadiza Sultana, 17 anni, scappata dal Regno Unito per arruolarsi con Daesh, è stata uccisa dai raid russi che, ieri, hanno investito Raqqa.

S’infrangono così i sogni della giovane che, ad aprile 2015, aveva lasciato la sua casa nell’East London, insieme alle due amiche Amira Base e Shamima Begum – anch’esse minorenni –, per inseguire un sogno: il Califfato. Secondo l’intelligence turca, le tre adolescenti avrebbero oltrepassato il confine con la Turchia, passando da Kilis, il punto di passaggio per molti dei foreign fighters occidentali diretti nella capitale del sedicente Stato islamico.

Anche in questo caso, genitori e compagne di scuola delle tre ragazze che frequentavano la Bethnal Green Academy non avevano notato nulla. Nessun sospetto, nessun segnale. “Nessuno poteva immaginare una cosa simile. Nessuno. Fatico a immaginare che cosa stiano passando i genitori delle ragazze” aveva dichiarato a The Guardian la madre di una compagna di classe di Kadiza.

Kadiza è una delle tante giovani musulmane d’occidente che, come la Lady Jihad Maria Giulia Sergio, si è unita ai macellai di Baghdadi. Forse anche lei è stata vittima della Harmony del Califfato, il subdolo sistema di adescamento – raccontato da Fausto Biloslavo su Il Giornale – con gli avatar di aitanti mujhaeddin conquistano le loro vittime istigandole a partire. Anche secondo Carol Costello, dell’emittente americana CNN, sarebbero stati “gattini e nutella” – facendo espresso riferimento alla melliflua campagna di comunicazione con cui Daesh si rivolge alle donne – l’esca a cui Kadiza, Amira e Shamima hanno ingenuamente abboccato.

Oltre confine, Kadiza, corona il suo sogno d’amore sposando un foreign fighters americano di origine somala. A questo punto, però, la sua vita comincia a prendere una piega profondamente diversa dalle aspettative sperate, tanto che la giocane aveva deciso di tentare la fuga confidandolo nel corso di una telefonata – ripresa da ITV News – a sua sorella Halima.

Un progetto difficile, quasi impossibile. Liberarsi dalla prigionia, attraverso la fuga, per molte donne significa la morte. Ancora non si hanno dettagli precisi sull’epilogo di questa storia, ma di certo sappiamo che è stata bruscamente interrotta, ieri, dalle bombe sganciate dai caccia russi che, in questi giorni, stanno imperversando nei cieli sopra alla roccaforte nera.

La famiglia di Kadiza non si era mai arresa, lo scorso febbraio aveva lanciato una serie di appelli e, qualche mese dopo, si era persino recata ad Istanbul nel disperato tentativo di ritrovare la giovane che proprio dalla capitale turca aveva fatto il suo ingresso in Siria. Dalle colonne del DailyMail, la sorella Halima commenta: “almeno adesso è in un posto migliore”.

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