Stangata Ue alla Polonia: un milione di euro al giorno di multa

Arriva la stangata della Corte di Giustizia dell'Ue alla Polonia: Varsavia dovrà pagare un milione di euro al giorno di multa per non aver modificato la controversa riforma della giustizia.

Stangata Ue alla Polonia: un milione di euro al giorno di multa

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha condannato il governo polacco al termine del processo sulla procedura d'infrazione riguardante la riforma della giustizia operata da Varsavia. Alla Commissione europea una pena di un milione di euro al giorno per non aver sospeso l'applicazione delle disposizioni della normativa nazionale relative, in particolare, alle materie di competenza della Sezione disciplinare della Corte Suprema.

Un milione di euro al giorno fino al completamento della revisione della riforma in senso favorevole a quanto auspicato dalla Corte del Lussemburgo nella sua critica alla riforma polacca del luglio scorso: è questo quanto decretato dai giudici comunitari, secondo cui "il rispetto delle misure provvisorie ordinate il 14 luglio 2021 è necessario al fine di evitare un pregiudizio grave e irreparabile all'ordine giuridico dell'Unione europea nonché ai valori sui quali l'Unione è fondata, in particolare quello dello Stato di diritto", si legge in una nota.

Le "misure provvisorie" di cui la Corte parla sono quelle promosse nell'estate scorsa dalla Cgue che ha bocciato la riforma della giustizia varata dal PiS ("Diritto e Giustizia"), il partito catto-conservatore e nazionalista guidato da Jaroslaw Kaczynski che governa la Polonia, accusando Varsavia e la formazione di governo di aver varato una norma che non fornisce adeguate garanzie di imparzialità e indipendenza e non è protetta dall’influenza diretta o indiretta del potere legislativo ed esecutivo polacchi. La Cgue ha avviato la procedura di condanna della Polonia dopo che la Commissione Europea nel 2019 aveva impugnato la norma del governo di Mateusz Morawiecki, la mossa più dura operata contro Varsavia fino alla recente apertura di una procedura d’infrazione contro il paese per la questione dei comuni ‘LGBTQ free’.

In particolare, la Corte Ue ha sanzionato duramente la Polonia e imposto una mossa dura come la multa quotidiana, ritenuta più ostica della sanzione forfettaria, perché ritiene la mossa del governo del PiS critica e necessitante di una correzione in tempi brevi. Sotto accusa, in particolare, il processo di nomina dei giudici della Corte suprema, compresi i membri della camera disciplinare, che secondo la nuova normativa polacca è determinato da un organo, il Consiglio nazionale della magistratura (Krs), risultato significativamente riorganizzato dall’esecutivo conservatore e dal legislatore polacco, la cui indipendenza può far sorgere ragionevoli dubbi.

Le multe europee sono date dalla combinazione di tre fattori: l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari; il periodo in cui il diritto dell’Unione non è stato applicato; la capacità del paese di pagare, con l'intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente. Una multa giornaliera fa pensare a una strategia che preme per il rapido annullamento della riforma contestata, aumentando il prezzo da pagare per il suo mantenimento del medio-lungo periodo. Per Varsavia si tratta della seconda multa di questo tipo in poco più di un mese: lo scorso 20 settembre la Cgue ha stabilito che la Polonia dovrà versare 500mila euro al giorno nel bilancio europeo finché non interromperà l’estrazioni di lignite nella miniera di Turów, al confine con Germania e Repubblica Ceca, ritenuta dannosa sul piano ambientale per il Paese limitrofo. E nel quadro delle crescenti tensioni tra Varsavia e Bruxelles, la sentenza del tribunale con sede in Lussemburgo non può far altro che rinfocolare una contrapposizione dialettica sempre più dura settimana dopo settimana.

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