"Non può cambiar sesso". E i servizi sociali tolgono il ragazzo alla famiglia

Una famiglia americana era dubbiosa sulla somministrazione di una farmaco "blocca pubertà". E gli assistenti sociali hanno preso in carico il piccolo

"Non può cambiar sesso". E i servizi sociali tolgono il ragazzo alla famiglia

Una famiglia americana non voleva che il figlio assumesse un farmaco che interrompe la pubertà. Per questo è stata costretta ad assistere all'affidamento in carico ai servizi sociali di questo ragazzino. Lo stesso figlio che aveva manifestato precedentemente a uno psicologo la volontà di modificare il proprio genere. Ma c'entra anche il fatto che il paziente, per un periodo, non si sia fatto più vedere a scuola.

Questa, in sintesi, è la storia che, come detto, viene dagli Stati Uniti e che è stata raccontata dall'edizione odierna de La Verità. Anche se non sembra escludibile che i servizi sociali si siano mossi solo perché preoccupati dalla sparizione scolastica.

In questa vicenda - questo sembra abbastanza pacifico - non rileva poi molto il fatto che questo giovane fosse affetto dalla sindrome di Asperger. Il che, magari, potrebbe aver portato a una modifica deii suoi pensieri e della sua sfera percettiva. Il punto è un altro e cioè la presunta mancanza di volontà, da parte del nucleo familiare, di assecondare la volontà espressa in seduta terapeutica dal minore. A dire il vero, i due avevano anche iniziato un percorso medico finalizzato - a quanto pare - proprio a far sì che loro figlio - autistico e - si legge nel pezzo - "confuso" rispetto al sesso di appartenenza - iniziasse un cammino di natura psicologica. Ecco allora spuntare il nome di un istituto, il Tavistock clinic, scelto dai genitori per affrontare le problematiche sorte, ma soprattutto la mossa operata dalla scuola frequentata dal soggetto interessato e dagli assistenti sociali: dare per buono - questo veniva raccontato dal bambino - che la sua famiglia d'origine non avesse alcuna intenzione di dare seguito al progetto di cambiamento del genere sessuale.

Sembrerebbe, insomma, che le istituzioni si siano fatte prendere la mano, facendosi magari influenzare da certa propaganda. Quella condita da questa che gli attivisti pro life chiamano "ideologia gender". Le dichiarazioni della famiglia, che sono state riportate pure sul Daily Mail, fanno emergere come il ragazzino avesse anche delle tendenze autolesioniste. Ma questo non il solo caso di questa tipologia. Sempre sul quotidiano diretto da Belpietro, si trovano tracce di episodi molto somiglianti a quello narrato.

Vale la pena

sottolineare, in ogni caso, come in virtù di una serie di testimonianze, che sono state rilasciate pure da stretti conoscenti della famiglia interessata, il minore sia stato ricondotto nell'abitazione e nella potestà familiare.

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