Il Vaticano ai religiosi islamici: «Schieratevi contro il Califfato»

Esorta i leader a «esercitare influenza» anche verso i governi L'unione dei musulmani italiani: «L'Isis viola il Corano»

Bando all'ambiguità. La situazione in Iraq «esige una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani», una parola volta a «condannare senza alcuna ambiguità questi crimini e denunciare l'invocazione della religione per giustificarli».

Nel giorno in cui l'inviato personale del Papa, il cardinale Fernando Filoni, è partito alla volta dell'Iraq, il Vaticano interviene in modo più che deciso a scuotere le coscienze. La nota, diffusa dal Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, reca l'impronta di un diplomatico di lungo corso come è il suo presidente, il cardinale Jean-Louis Tauran, già attore di primo piano nelle relazioni diplomatiche al tempo della guerra in Iraq del 2003. Nel messaggio una netta condanna del tentativo di restaurazione del Califfato promosso dall'Isis, identificando con precisione le «pratiche indegne dell'uomo» messe in atto dagli jihadisti: il massacro delle persone a causa della loro fede, la «pratica esecrabile» di torture oni) in piazza; la scelta imposta a cristiani e Yazidi tra conversione all'Islam e pagamento di un tributo, il rapimento delle donne come bottino di guerra; fino alla profanazione e distruzione di luoghi di culto cristiani e musulmani, del patrimonio religioso e culturale.

«Nessuna causa può giustificare tale barbarie e certamente non una religione»: in un contesto di escalation delle violenze, il Vaticano sprona a una reazione forte dei leader religiosi esortandoli anche a «esercitare la loro influenza sui governanti» per ristabilire l'ordine. «Questi stessi leader religiosi non mancheranno – si legge ancora – di sottolineare che sostenere, finanziare e armare il terrorismo è moralmente riprovevole».

La prima voce a levarsi dal mondo islamico è quella del Gran Muftì d'Egitto, Shawki Allam, che accusa i miliziani dell'Isis di «violare tutti i principi dell'Islam» e avverte che «questo sanguinario gruppo rappresenta un pericolo per l'Islam e per i musulmani nel mondo». «Quando una forza che affigge insegne islamiche viola tutte le regole sharaitiche e morali del conflitto, nessuna referenza religiosa potrà essere avanzata per giustificare tali comportamenti», ha rincarato l'Ucoii, l'Unione comunità e organizzazioni islamiche in Italia. La voce accorata dei vescovi iracheni è stata raccolta da Radio Vaticana: «Noi gridiamo a tutto il mondo: per favore, fate qualche cosa! Per favore non vendete le armi! Vogliamo i nostri diritti, vogliamo la pace», dice Shlemon Warduni, vescovo ausiliario di Baghdad dei caldei. E Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei latini: «Il problema non viene da qui, viene anche dall'Occidente! Si fermi questo “bulldozer“ che vuole cambiare tutto il Medio Oriente».

Ieri è giunto nel Paese il cardinale Filoni, inviato da Francesco per portare la sua vicinanza alle popolazioni, in particolare i cristiani. «Il Santo Padre, probabilmente, avrebbe avuto anche piacere di essere qui, in mezzo a questa povera gente» ha detto prima di partire. Il 15 agosto, intanto, in tutte le chiese italiane si pregherà per i cristiani perseguitati.

Papa Francesco da oggi sarà, invece, in Corea del Sud, altra terra segnata da un lungo conflitto e dal martirio di tanti cristiani. Sabato prossimo sarà proprio Francesco a beatificare 124 martiri figli di questa terra.

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