Il viaggio in Italia dello scrittore cinese Chen Qiufan

In Cina è un autore di successo di romanzi di fantascienza. Nel cuore ha il Belpaese e un viaggio di due anni fa. Parla Chen Qiufan

Mi è capitato tempo fa di trovare su internet una foto che mi ha molto rattristato. Sullo sfondo c’era la Chiesa di San Giuseppe di Seriate e dentro erano disposte file di bare per i defunti contagiati dal coronavirus. Davanti ad una di queste, con la mano destra posata sul petto e la testa lievemente inclinata, era seduto un anziano. Dai suoi occhi traspariva grande tristezza. Poco lontano gli addetti portavano dentro altri feretri. Ho inviato allora messaggi a tutti i miei amici italiani e, per fortuna, tutti stavano bene, trascorrevano questo periodo speciale dell’epidemia in compagnia dei propri familiari.

La notizia di un decesso arriva sempre improvvisa come uno schiaffo che ci risveglia dall’illusione di una vita placida, ci mette d’un tratto davanti alla nostra piccolezza e fragilità insegnando a far tesoro delle cose belle che abbiamo ricevuto. Così mi è tornato alla memoria quel breve soggiorno in Italia, tre settimane, nell’autunno del 2018, quando ho potuto godere in prima persona della bellezza di questo Paese straordinario. Fu il mio amico Francesco Verso, autore di romanzi ed editore indipendente, che abita a Roma, ad organizzare per me quel viaggio. Francesco si interessa da sempre ai romanzi di fantascienza cinesi, traducendoli in italiano e scrivendo l’introduzione alle migliori opere di scrittori cinesi di questo genere, così da permettere ai lettori italiani di fare esperienza di questo differente tipo d’immaginazione ed estetica orientale.

Grazie al suo impegno la casa editrice Future Fiction da lui fondata ha pubblicato una serie di romanzi di fantascienza cinesi, tra cui la mia raccolta di storie brevi L’eterno addio. Francesco si mise in contatto con alcuni Istituti Confucio in Italia, grazie al cui aiuto potè organizzare questo book tour. In precedenza ero stato solo una volta a Roma per pochissime ore, per fare scalo, ma questo non mi aveva impedito di essere spiritualmente attratto dall’Italia: le splendide architetture, l’arte e la letteratura del Rinascimento, le magnifiche opere di maestri cinematografici come Michelangelo Antonioni, Giuseppe Tornatore e Bernardo Bertolucci (L’Ultimo Imperatore è uno dei film che più mi è piaciuto), per non parlare della cucina italiana. Amo i piatti italiani.

Quando sono a Pechino e Shanghai, vado spesso nei ristoranti di amici italiani per degustare i prodotti tipici - come le lasagne e il prosciutto che, se accompagnati ad una buona bottiglia di vino rosso della Toscana, sono ancora più prelibati. Ho l’impressione che tra la cucina italiana e la cinese esista un punto di contatto, che le parole non descrivono, come se avessero una stessa anima che assume forme diverse, e questo legame misterioso crea una sorta di risonanza gustativa.

Il viaggio in Italia

Per queste ragioni non ho perso nemmeno un secondo prima di accettare l’invito ad andare in Italia. Mi sono recato da Pechino a Roma, poi sono andato a Pisa, al Pisa Book Festival e, in seguito, a Venezia e a Bologna, dove ho preso parte alle attività organizzate dagli Istituti Confucio locali e, successivamente, a Reggio Emilia, dove ho incontrato la mia traduttrice Chiara Cigarini e la sua famiglia. Dopodiché sono andato a Milano per partecipare a Tempo di libri e, poi, a Napoli dove ho tenuto alcune lezioni. Infine, tornato a Roma, ho fatto un piccola presentazione del mio ultimo libro e sono stato inoltre intervistato dalla Rai. Un’agenda intensissima in quei giorni, ma ne è valsa sicuramente la pena.

Il miracolo della Torre di Pisa, la magia di Venezia la vivacità della città universitaria di Bologna, la solennittà del Duomo di Milano, il mistero dell’umidità di Napoli dopo la pioggia e la storia antica e i magnifici siti storici lungo le strade di Roma... tutto ciò mi ha colpito nell’intimo. Quella sensazione di continuità culturale dà l’illusione di poter attraversare lo spazio-tempo semplicemente allungando una mano, entrando in un’epoca d’oro in cui dei ed esseri umani coesistevano sulla Terra, e Cielo e Terra erano tutt’uno. Qualcosa di simile all’idea che il concetto di “armonia” veicola nell’antica Cina. Oltre ai bei paesaggi, ciò che più mi ha colpito è stata l’accoglienza dei miei amici, italiani e cinesi: tutti a trasmettermi con calore le aspettative e l’apprezzamento per il dialogo culturale tra la Cina e l’Italia.

Chiara Cigarini studia la lingua cinese presso l’Università Ca’Foscari di Venezia, che ha avuto degli scambi con la Beijing Normal University. Da allora Chiara ha instaurato un legame indissolubile con la fantascienza cinese. Non soltanto l’ha scelta come l’argomento del suo dottorato, ma ha anche tradotto, presentato e commentato le opere di tanti scrittori cinesi di fantascienza come Liu Cixin, Han Song, Wang Jinkang e Xiajia, diventando di fatto un’ambasciatrice non governativa degli scambi culturali tra Cina e Italia. Chiara mi ha invitato a casa sua dove la nonna, una signora di oltre 80 anni, mi ha accolto con le stampelle; sua madre ha cucinato per me carne di pollo e agnello arrosto e il padre si è esibito in uno spettacolo di marionette. Il suo talentoso fratello ha addirittura adattato la mia novella Buddhagram a un fumetto. Non potrò mai dimenticare l’emozione profonda che ho provato quel giorno.

Questo viaggio ha anche permesso a un numero maggiore di italiani di avvicinarsi alla Cina. Da Pisa a Napoli, fino ad arrivare a Milano passando per Roma, ogni evento era pieno di pubblico, con molte domande per scoprire differenze e analogie tra fantascienza cinese e occidentale, oltre a voler comprendere come si fa a fondere elementi orientali in un genere letterario che descrive il rapporto tra la tecnologia e una comunità umana dal destino condiviso. Il ricordo di quel pubblico, le foto insieme sorridenti, mi commuovono ancora. E sono ancora tante le persone che mi hanno commosso. Duzan, studente di lingua cinese a Napoli, mi ha offerto un caffè da “Gambrinus” e mi ha generosamente chiesto di tradurre il mio romanzo; il padrone di un ristorante sichuanese di Bologna (un cinese trasferitosi da Wenzhou in Italia negli anni ‘80), saputo che ero uno scrittore che veniva dalla Cina ci ha praticamente offerto tutti i piatti del suo menù; i direttori e i professori degli Istituti Confucio in Italia, ciascuno pieno di entusiasmo e impegnato nel quotidiano costruire un ponte tra i due Paesi.

Il mio romanzo di fantascienza Marea Tossica è stato appena pubblicato in Italia dalla casa editrice Mondadori. Anche questo romanzo vede protagonista l’umanità, e ha per argomento un disastro ecologico e ambientale. É la mia ultima opera tradotta in numerose lingue straniere. Seguendo ora da vicino l’epidemia in Italia, a volte mi torna in mente Francesco, che mi portava sulla sua vespa, un po’ come la famosa scena del film Vacanze Romane: per i vicoli di Roma, attraversando Trastevere, vedendo a distanza il Patheon, camminando la sera di fianco al Colosseo e ai Fori Romani o sentendo gli spruzzi d’acqua dalla Barcaccia di Piazza di Spagna dopo la pioggia… tutto ciò sembrava così bello e irreale rivedendo questi luoghi desolati, nessuno per le strade e nei siti monumentali. Sembrava che l’intera città stesse dormendo, in attesa delle prime luci dell’alba. Per risvegliarsi. Non ci vorrà ancora molto prima che il sole sorga di nuovo e sono convinto che con l’aiuto della Cina e della comunità internazionale, l’Italia sia destinata a ritornare ai fasti del passato. Quando ciò accadrà, voglio tornarci, festeggiare con i miei amici italiani ed elogiare la preziosità della vita.

L’autore è scrittore di fantascienza, traduttore, curatore e direttore dell’Associazione degli scrittori di fantascienza dei cinesi d’oltremare. Vincitore di diversi premi sia in Cina che all’estero. Le sue opere comprendono Marea tossica, The algorithm of life e Future disease, e sono tradotte in oltre 20 lingue straniere

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