Von der Leyen boccia i coronabond: "Uno slogan, non ci lavoriamo"

La Von der Leyen attacca: "Uno slogan, non ci lavoriamo". L'ira di Conte: "L'Ue dimostri di essere all'altezza". Poi il chiarimento

La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha voluto sgomberare il campo da ogni dubbio persistente: quelli che vengono chiamati "Coronabond" non sono in programma. E l'Unione europea, peraltro, non sta neppure riflettendo sul mettere in campo o meno quella misura. Se non altro perché quel tipo di eurobond rappresenta soltanto uno "slogan". Anzi, "coronabond" ad oggi configura per lo più un "tormentone". Nel corso di queste ore, sono state quattro le nazioni ad opporsi all'immissione nel mercato europeo di quella che era stata ventilata come soluzione: Germania, Olanda, Austria e Finlandia non hanno mai aperto all'ipotesi. E Ursula Von der Leyen ha sollevato più di qualche argomentazione, tra cui quella inerente ai "limiti legali".

L'esponente politica tedesca - la Von der Leyen è espressione della Cdu-Csu - ha chiarito, come riportato dall'Agi, quale sia lo stato della trattativa sul "bazooka" europeo all'agenzia Dpa. Poi la Die Welt ha ripercorso quanto dichiarato dal vertice della Commissione europea. I bond europei sono auspicati da coloro che attribuiscono alla Banca centrale europea un ruolo fondamentale in questo contesto, quello pandemico dovuto al Covid-19, dove le realtà nazionali europee, per via della adesione all'Unione europea, non possono contare sulla potenza di fuoco troppo autonoma. Per la Von der Leyen, la tesi di Angela Merkel, che nel frattempo ha smesso di pronunciare la parola "Europa" durante i suoi discorsi, e dell'esecutivo teutonico è "giustificata".

Del resto, esisto lo spettro delle "garanzie". Quello che viene agitato dalla Germania. Lo stesso che la Von der Leyen ritiene ragionevole e, appunto, comprensibile. E allora qual è l'oggetto cui sta lavorando la Commissione europea? "Alla Commissione - ha specificato la presidente - è stato affidato dal Consiglio il compito di elaborare il piano di ricostruzione, e questi sono i binari su cui stiamo lavorando". Il debito degli Stati che fanno parte dell'Unione europea, salvo imprevisti, non verrà aumentato. Niente emissione di debito congiunto, quindi. Il premier Giuseppe Conte, all'interno dell'ultima riunione del Consiglio europeo, aveva domandato l'adozione di provvedimenti "straordinari". Ma sembra che l'Unione europea non sia disposta ad aprire un canale di dialogo che conduca in quella direzione.

La conferenza stampa serale del premier Giuseppe Conte e del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha chiariato in cosa consista la replica dell'Italia, che è parte in causa sui coronabond, alla chiusura della Von der Leyen: "Le parole di Von der Leyen sui coronabond? La nostra proposta non è rimesso a Von der Leyen ma all'eurogruppo", ha chiarito il presidente del Consiglio, che ha poi continuato: "Quello che mi permetto di dire è che l'Europa deve dimostrare di essere all'altezza di questa chiamata della storia. E' uno shock simmetrico che riguarda tutti gli stati membri, nessuno è esente". Toni simili sono stati utilizzati da Gualtieri, che ha richiamato l'Ue alle sue responsabilità, invitandola ad essere "all'altezza della sfida", così come rimarcato dall'Agi.

Dopo le barricate del governo italiano, una nota del portavoce della presidente della Commissione ha corretto il tiro spiegando che, "in questo momento", Bruxelles "non esclude nessuna opzione entro i limiti del trattato" per aiutare i paesi membri a fronteggiare le conseguenze economiche del coronavirus. Un "chiarimento" che fonti del Mes hanno definito "positivo".

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Commenti

Epietro

Dom, 29/03/2020 - 11:41

Basta farci prendere in giro dalla "padrona" Germania che si fa appoggiare da tre staterelli (che ha ingaggiato e mi piacerebbe sapere come) ma importanti poco più della Corsica.

glasnost

Dom, 29/03/2020 - 12:46

Riflettiamoci prima di continuare a parlare! L'UE non si comporta male con l'Italia, si comporta esattamente come chiunque voglia difendere gli interessi del proprio paese. Siamo noi (colpa di chi ci ha trascinato in questa impresa) ad essere inadatti per questo sodalizio. I paesi del nord-europa producono ricchezza, mentre noi penalizziamo chi produce per dare soldi per assistere chi non produce, aumentando in tal modo il nostro debito pubblico. Ora delle due l'una : o vogliamo seguire le regole dei paesi nordici o no, ma allora abbiamo il coraggio di uscire dalla UE, smettendo di lamentarci.

vocepopolare

Dom, 29/03/2020 - 17:25

gasnost@ perfetto ,è la realtà . Bisogna solo aggiungere,a mio avviso, che stiamo scontando il madornale errore di aver aderito all'euro non avendo un'economia all'altezza della germania , abbiamo spolpato gli italiani con la famosa cura di cavallo per rientrare nei parametri del deficit e siamo diventati i famosi vasi di vetro fra i vasi d'acciaio . Oggi gli autori della sciagura italia ,quelli ancora in vita, se la ridono e pontificano ancora circa l'utilità dell'euro, dell'unione europea . Tanti stupidi ,purtroppo, li ascoltano ed osannano ancora.Poveri noi che lavoriamo e serviamo la patria, una patria devastata da minoranze arroganti e presuntuose ,attaccate al potere senza alcun principio.