Monti difende le tasse ma viene fischiato e contestato dal cielo

RomaNon gli è bastato rovesciare l’assioma caro all’ex ministro Vincenzo Visco e alla sinistra in generale, ammettendo che «noi cittadini dell’Italia settentrionale e lombardi siamo spesso penalizzati a causa di sacche di evasione che si annidano forse in altre parti del Paese». Il premier Mario Monti è andato a Bergamo a parlare di tasse (l’occasione era il giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di finanza) e ha prestato il fianco a una prevedibile contestazione. In primo luogo della Lega nord, ma anche della sinistra e della destra. Tre manifestazioni in tutto, oltre a quella leghista, una di Forza nuova e l’altra di Rifondazione comunista.
Al suo arrivo il premier è stato accolto dalle proteste dei militanti del Carroccio al suono di «no tasse, tornatene a Bruxelles», fischi, fumogeni e persino un piper, che ha trascinato per un’oretta nel cielo di Bergamo uno striscione con su scritto «Basta Monti, Basta tasse». Durante il suo discorso (che ha raccolto gli applausi della platea istituzionale) è stato più volte interrotto dai contestatori, organizzati e non, che si erano messi a un centinaio di metri dal palco, armati di amplificatori. Alla fine il premier ha perso la pazienza e, nel discorso è spuntata una frecciata diversa da quelle british alle quali ha abituato media e cittadini. «È una crisi che viene da lontano. Questo deve essere capito non cercando distrazioni nel vociare ma cercando di meditare».
A infiammare gli animi a Bergamo anche l’invito a non seguire chi «crede di risolvere i problemi con superficiali istanze separatistiche». Un chiaro riferimento alla Lega Nord che a Roberto Maroni deve essere sembrata una palla troppo bella per non schiacciare. E infatti l’ex ministro dell’Interno ha replicato durissimo via Facebook: «Monti-Dracula spreme il Nord e foraggia l’assistenzialismo becero del Sud. Il governo Monti uccide le imprese della Padania, va mandato a casa subito!».
Tempi e luoghi scelti con poco tempismo? Non è questo che interessa il premier, spiegavano ieri fonti ministeriali. Il consenso non è una priorità, mentre è importante fare sentire la presenza dello Stato dove ce n’è bisogno. Per questo la partecipazione alle commemorazioni della strage di Capaci nei giorni scorsi. E gli appelli di ieri alle nuove fiamme gialle, alle quali si sente unito da un «vincolo a promuovere e proteggere l’interesse di tutti». E dalla lotta all’evasione che «non si fa con gesti di protesta».
Giornata comunque rovinata. Era iniziata bene, con Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, che lo aveva portato a esempio. «Guardate - ha detto in un’intervista al Guardian - come una situazione può essere rivoluzionata da un solo individuo». Poi le contestazioni. E dati che dimostrano come il problema non stia solo nel vociare di chi non è d’accordo.
Ad esempio la Cgia di Mestre ieri ha puntato i riflettori sulla possibilità data ai sindaci di aumentare l’aliquota ordinaria dell’Imu sui beni delle imprese fino al valore massimo del 10,6%. Tradotto, le aziende potrebbero pagare il 39,5% in più rispetto all’aliquota ordinaria.
Dalle parti di Palazzo Chigi l’umore non è dei migliori. Perché di margini di manovra non ce ne sono tanti, e non solo per le pressioni che arrivano dall’interno. «L’uscita dalla crisi richiede un rilancio della crescita economica a livello europeo» e «non dobbiamo mai farci prendere dallo sconforto». Più che un appello agli italiani, un appunto personale per i prossimi mesi a Palazzo Chigi.

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