In mostra il genio di Caravaggio con due nuove attribuzioni

A Firenze cento opere del maestro e dei suoi seguaci. Esposti per la prima volta il "Ritratto di Maffeo Barberini" e il "Ritratto di cardinale"

Oltre cento dipinti, tra cui due nuove attribuzioni mai mostrate al grande pubblico come il "Ritratto di Maffeo Barberini" e il "Ritratto di Cardinale" saranno esposti nella mostra "Caravaggio e Caravaggeschi a Firenze" allestita nel quarto centenario dalla morte di Michelangelo Merisi e aperta da domani al 17 ottobre alla Galleria degli Uffizi, a Villa Bardini e alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.
Complessivamente, saranno otto le opere di Caravaggio esposte: oltre alle due novità ci sono capolavori celebri quali "Bacco", "Amorino dormiente", "Medusa", "Cavadenti", il "Sacrificio di Isacco" e il "Cavaliere di Malta". A presentare la rassegna, questa mattina a Palazzo Pitti a Firenze, anche Mario Resca, il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale per il ministero dei Beni Culturali, il sindaco Matteo Renzi, la sovrintendente al polo museale fiorentino Cristina Acidini."Caravaggio sta avendo un enorme successo con la mostra in corso alle Scuderie del Quirinale a Roma - ha commentato Resca - ed è il segno che la domanda di cultura e arte, se ben stimolata, è presente in ognuno di noi». Per il sindaco Renzi "bisogna lavorare, anche in stretta collaborazione con il ministero dei Beni culturali, affinché Firenze diventi sempre di più capitale della cultura".
Una straordinaria rassegna dei maestri che all'inizio del Seicento rinnovarono la pittura e l'iconografia sacra e profana. Dopo decenni di nuove ricerche scientifiche, scoperte, attribuzioni e acquisizioni storiche, il Polo Museale Fiorentino propone, a cura di Gianni Papi, un nuovo viaggio nel mondo del Caravaggio e del caravaggismo internazionale, presentando una rassegna di opere, una sorta di excursus alla scoperta delle novità artistiche dei primi decenni del Seicento, legate al naturalismo e alla rappresentazione della realtà quotidiana resa attraverso i mezzi pittorici della luce e dell'ombra.
Opere principali della mostra sono i sei celebri capolavori del Caravaggio della Galleria Palatina e degli Uffizi ai quali si aggiungono due nuovi dipinti che costituiscono un'acquisizione (o meglio riacquisizione) al catalogo del Merisi e che saranno una grande sorpresa per il grande pubblico: il "Ritratto di Maffeo Barberini" di collezione privata (sensazionale aggiunta alla ritrattistica giovanile del Caravaggio) e il "Ritratto di cardinale" della Galleria degli Uffizi.
Questi due ritratti, insieme al "Cavaliere di Malta", offriranno l'occasione per una nuova rassegna della ritrattistica del grande pittore lombardo. Alle opere del Caravaggio si aggiungono dipinti di tutti i pittori caravaggeschi, giunti a Firenze per la maggior parte grazie alla curiosità e alla passione dei Medici, primo tra tutti Cosimo II che subito si accorse della dirompente novità del Caravaggio, ma anche grazie alla committenza e al collezionismo storico di alcune altre famiglie private fiorentine come i Corsini, i Gerini, i Guicciardini, i Martelli.
Emblematico è il caso della famiglia Guicciardini che nel 1620, nella cappella di Santa Felicita, tentò di riunire tre pale d'altare di tre diversi protagonisti del movimento caravaggesco: Cecco del Caravaggio, Gerrit Van Honthorst e lo Spadarino. Se davvero queste opere fossero state collocate alle pareti della cappella (di cui la mostra offre una ricostruzione virtuale) avrebbero potuto cambiare il corso della pittura del Seicento a Firenze.
Ma soprattutto i Medici collezionarono opere fondamentali dei seguaci del Caravaggio e grazie a ciò Firenze vanta, dopo Roma, la più grande raccolta di quadri caravaggeschi al mondo. Di grande prestigio all'interno della mostra è l'importante gruppo di dipinti con scene cosiddette «a tavola» del Manfredi, dell'Honthorst e di Rombouts che potrebbero aver tratto ispirazione proprio da quello che può considerarsi il prototipo delle scene orizzontali con figure intorno a un tavolo e cioè il "Cavadenti" del Caravaggio.
Nonostante la lungimiranza e il gusto d'avanguardia dei Granduchi, nel Seicento Firenze e i suoi pittori rimasero indifferenti e quasi ostili alle novità del naturalismo caravaggesco, non recependolo e rimanendo legati alla forte tradizione locale del disegno accademico. Fu una grande occasione persa per gli artisti toscani che avrebbero potuto rinnovare in senso moderno la loro pittura. Nel celebrare Caravaggio si è voluto rendere omaggio anche al grande critico Roberto Longhi colui che prima di ogni altro lo ha riscoperto e ne ha reso nota la grandezza. A Villa Bardini sarà allestita, infatti, una mostra curata da Mina Gregori, "Caravaggio e la modernità".
I dipinti della Fondazione Longhi, nella quale sono esposti i quadri che il grande storico dell'arte Roberto Longhi acquisì nel corso della sua vita, dal "Ragazzo morso dal ramarro" di Caravaggio ai dipinti dei suoi primi seguaci.
L'articolato evento espositivo è promosso dal ministero per i Beni e le Attività culturali, con la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze con la Galleria Palatina e la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei, l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e, per la mostra di Villa Bardini, la Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi.

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