La magia di Hamilton e la riscossa di Russell, cambiano faccia al weekend, ma probabilmente arrivano troppo tardi per cambiare il senso del campionato. La palla del matchball di Kimi Antonelli, questa volta, ha già superato la rete e si avvia veloce verso l’angolo dove diventerà imprendibile. Sogna ragazzo, sogna, che al risveglio quel sogno si avvererà. Mancano due punti o semplicemente che a vincere non siano Russell o Hamilton e la storia della F1 cambierà per sempre. Gli basterà arrivare nono e dopo 26.733 giorni, ovvero 73 anni 2 mesi e 9 giorni, l’Italia avrà un campione del mondo dopo Alberto Ascari e la F1 festeggerà il campione
più giovane della sua storia. Nel weekend in cui la Formula potrebbe celebrare il suo campione più giovane, per ora festeggia la pole più anziana dell’era moderna con Lewis Hamilton.
Tra Kimi e la sicurezza aritmetica del titolo ci sono i 71 giri del Gran premio del Messico. Si parte alle 21 italiane e prima delle 23 potrebbe scattare la fiesta. Davanti a tutti però scatta un super Lewis Hamilton che dopo 3 anni 3 mesi e 11 giorni torna in pole con una magia nel secondo run in Q3 dopo che nel primo tentativo aveva sbagliato restando indietro e dopo che venerdì aveva avuto un problema al motore. Prima pole stagionale della Ferrari, prima pole di Lewis da ferrarista,
probabilmente sulla pista dove conta meno. Super Hamilton davanti a Russell, i due contendenti per il titolo sono davanti a tutti, Leclerc e Kimi in seconda fila (Verstappen penalizzato di una posizione dopo la lotta assurda con Lawson in Fp1). Kimi potrà giocare d’attesa. Per una volta potrebbe anche accontentarsi e prendersi il titolo senza salire sul podio. Ma con Kimi non si può mai dire.
