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"Alla musica serve poesia. I follower fanno quantità ma non creano qualità"

Il grande autore Giulio Rapetti Mogol lancia un corso di scrittura: "Sanremo? Sbagliato pensare soltanto ai social"

"Alla musica serve poesia. I follower fanno quantità ma non creano qualità"

Dal nostro inviato a Roma

Che cos'è la poesia?

«È la scoperta di qualcosa di bello che ti dà la vita raccontato dal poeta con parole semplici che diano emozione».

Un limite?

«La lunghezza. Oggi la poesia lunga non è più attuale».

Forse sarà merito della «prevenzione primaria» che segue da anni e della quale sta per aprire il primo centro in Italia. Oppure della solita talentuosa determinazione che l'ha trasformato nel padre di tutti gli autori di canzoni. In ogni caso, Mogol ha deciso di fregarsene dell'età (86 tondi tondi) e continua a seguire un progetto dopo l'altro, l'ultimo dei quali è un «Corso di scrittura poetica» che terrà nel suo Cet ad Avigliano Umbro insieme, tra gli altri, al figlio Alfredo «Cheope» Rapetti e al bravo Giuseppe Anastasi. Però non c'è mica solo questo. Dal ministro Sangiuliano all'Università del pop passando per Sanremo, a Mogol non piace mettersi limiti.

Iniziamo dalla poesia.

«Ho letto che il 14 per cento degli italiani scrive poesie e mi è venuto in mente il corso».

Qual è la differenza tra poesia e testo di canzone (d'autore)?

«La poesia è libera, ma è fondamentale che sia breve, altrimenti non è più attuale. Già quando uno parla in pubblico, dopo due minuti la gente non lo segue più, figurarsi le poesie».

E il testo di una canzone?

«Io scrivo sulla base del suono della musica. Ad esempio nel brano Io vorrei... Non Vorrei...Ma se vuoi (con Lucio Battisti nel 1972 - ndr) le parole salgono quando sale la musica e scendono quando scende la musica, c'è un rapporto sintonico».

I testi sono più reali o più di fantasia?

«Nei miei c'è sempre un aggancio alla vita. Perché la fiction è diversa dalla vita e tutti noi siamo più vicini alla vita che alla fiction».

Suo figlio Alfredo ricorda che la poesia contemporanea è spesso trascurata.

«Secondi i dati l'Aie, associazione italiana editori librai, tra il 2020 e il 2021 le pubblicazioni di libri di poesie sono aumentate del 20 per cento. Di certo questi periodi cupi aumentano la propensione a scrivere versi, anche se i libri di poesie vengono quasi tutti pubblicati a spese del poeta».

Così nasce l'idea del corso.

«Ciascuno presenta due poesie (iscrizioni a segreteria@cetmusic.it, telefono 0744/93431). Trenta allievi al massimo, si riparte il 15/16 gennaio. Le migliori poesie saranno pubblicate in un volume intitolato Gran Premio della Poesia. Abbiamo il patrocinio della Siae e del Ministero della Cultura».

A proposito, lei potrebbe essere un consulente ideale del ministero della Cultura.

«Sia il senatore Gasparri che Clemente J. Mimun mi hanno chiesto la disponibilità a fare il consulente del ministro e io ho detto di essere disponibile. Ero spaventato dall'impegno, ma ho garantito senza dubbio la mia consulenza gratuita».

Lei scrive aforismi (alcuni pubblicati nel volume Le ciliegie e le amarene - Aforismi, pensieri e parole).

«Circa due anni fa Papa Francesco mi ha mandato una lettera per farmi i complimenti dopo aver letto l'aforisma come due fratellini disegnano la stessa mamma in due modi diversi, così gli uomini Dio. Ha scritto: Mi fa stare bene».

Il pop di oggi?

«È sempre più raro sentire una canzone cantata tutti insieme. Nei miei spettacoli ho visto persone cantare canzoni vecchie di mezzo secolo e tramandate di padre in figlio».

Quindi oggi c'è una recessione del pop?

«Oggi un ragazzo magari pubblica una canzone con tre parole azzeccate che magari fanno successo. Ma poi chi le canta? Fino a pochi anni fa era compito delle radio e di professionisti competenti. Ora non c'è più selezione. Poi, ovvio, ci sono sempre gli interessi dell'industria discografica. Diciamo che è sempre più difficile trovare una canzone che riesca a vincere la battaglia col tempo».

Difficile laurearsi nel pop.

«Ho proposto al direttore Coletta della Rai di fare L'Università del pop, uno spettacolo di tre serate fatto da professionisti. Una sorta di talent con l'obiettivo della qualità con pezzi inediti cantati dai nostri autori e da padrini autorevoli. Mi ha risposto di no proponendomi solo una serata, così non ho accettato».

Il Festival di Sanremo?

«Mi dicono che viene costruito sulla base dei follower di ciascun artista. Se fosse così, le scelte incideranno sugli ascolti, ma non sul valore delle canzoni».

Le sue hanno spesso superato le generazioni.

«Un anno fa da un benzinaio ho incrociato un tizio con un cappello girato all'indietro che, parlando con uno slang coatto, ha detto: Che giornata uggiosa. Tra me e me ho pensato: Yeah!».

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