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Musica

L’“Olandese Volante”. Maestro dei dj d’Italia

Arrivato da bambino sul Lago di Garda, si è trasformato in “pirata” delle prime emittenti libere degli anni ’70, che trasmettevano dalle navi per eludere i vincoli statali. Sua la hit “Wojtyla Disco Dance”

Post Facebook di Federico delle Corti dove annuncia la morte del 76 anni Federico l'Olandese Volante, storico dj e voce delle radio libere. 9 ottobre 2026. ANSA/FACEBOOK Federico delle Corti. +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Ai più giovani Federico l’Olandese Volante, al secolo Frederik Matthijs Van Stegeren, è un nome che dirà poco o nulla. Eppure, dall’istante in cui la notizia della sua scomparsa, a 76 anni, ha iniziato a circolare, molti italiani hanno la sensazione di aver perso qualcosa: un pezzo del proprio passato e, per qualcuno, della propria formazione.

Nato il 19 aprile del 1950 a Deventer, Paesi Bassi, Federico ha legato buona parte della propria esistenza e delle proprie fortune al nostro Paese, frequentato fin da bambino grazie al fatto che il padre possedeva un albergo sul Lago di Garda, cosa che consentì a Federico di fare le scuole in Italia e di apprendere un italiano quasi perfetto e che, con il tempo, non avrebbe tradito forti origini nederlandesi. Anche se, proprio quel padre, non avrebbe visto di buon occhio gli slanci radiofonici del figliolo, giungendo a tagliargli i viveri. Così l’Olanda si sarebbe palesata soltanto nel nome.

E quel nome roboante e non certo di agevole veicolazione ma comunque meno ardua del suo vero nome Federico l’Olandese Volante se lo era scelto (o, magari, visto appioppare) non a caso. Così si chiamava il più celebre vascello fantasma della storia, un’imbarcazione mitica condannata a una deriva eterna nei mari di tutto il mondo senza poter mai trovare un porto d’approdo.

Da quando, agli inizi degli anni Sessanta, i governi inglese, olandese e belga avevano scelto di fare la guerra alle radio indipendenti, queste ultime per eludere leggi ferree concepite sostanzialmente per lasciare le emittenti di stato in regime di monopolio avevano deciso di trasmettere i propri programmi da vere e proprie navi al di fuori delle acque territoriali e, dunque, non soggette ai medesimi vincoli. A più riprese, Frederik Matthijs Van Stegeren avrebbe dichiarato di essersi sentito un pirata e pure un pioniere.

La prima radio in cui si fece le ossa è la leggendaria Radio Veronica, in Olanda, le cui trasmissioni erano iniziate nel 1960 e il cui ruolo, come spesso gli piaceva ricordare, sarebbe stato celebrato con passione da film di successo come Radio Days e I love Radio Rock. L’Olandese Volante, al tempo ancora Frederik Matthijs Van Stegeren, si era unito a tale emittente nel 1969, prima di approdare in Italia e di accasarsi a Radio Montecarlo, presso cui sarebbe stato coniato il suo fortunato nome d’arte. L’approdo successivo a Radio 105, Rtl 102.5 e R101 e le più recenti esperienze ai microfoni di Radio Norba e Radiofreccia sono storia.

Federico, un pioniere delle radio indipendenti, una voce immediatamente riconoscibile e soprattutto una voce amica della gente, forte di una naturale simpatia e di un piglio disinvolto e leggermente caciarone, molto diverso da quello degli ingessati presentatori delle emittenti nazionali, si presentava al pubblico con la celebre formula: «...e come Federico l’Olandese Volante, ecco, eccomi qua! Ciao!».

Ma il nome Federico l’Olandese Volante non è esclusivamente legato al suo primo amore, la radio: negli anni, per la precisione nel 1983, avrebbe condotto la trasmissione Popcorn su Canale 5. Inoltre, l’Olandese Volante avrebbe firmato una serie di brani musicali dal forte impatto commerciale come produttore e pure interprete: il singolo del 1979 Wojtyla Disco Dance, dedicato al neo-eletto Papa Wojtyla, sarebbe stato un successo anche in Italia, Spagna e Sud America.

Come spesso accade ai personaggi dal forte impatto mediatico, anche l’Olandese Volante avrebbe fatto qualche incursione nel mondo dell’editoria, pubblicando i libri Radio Files, Il Principato. Storie di radio e rock’n’roll e Il cartello olandese.

Mario Luzzatto Fegiz di lui disse che, se John Mayall era stato l’università per i musicisti blues inglesi, l’Olandese Volante lo era stato per i disc jockey milanesi e italiani.