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"Il Nobel per la Pace? Datelo al popolo di Lampedusa, basta che non finisca a Trump": Zucchero punge il presidente USA

Durante il concerto di Bologna, il bluesman presenta i nuovi progetti, celebra i 40 anni di Blues e interviene sui temi d’attualità. Dalla proposta del Nobel per la Pace agli abitanti di Lampedusa alle critiche sull’Eurovision, passando per Sanremo, De Gregori e il futuro della musica

"Il Nobel per la Pace? Datelo al popolo di Lampedusa, basta che non finisca a Trump": Zucchero punge il presidente USA
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Non è il nuovo tour che sta festeggiando, né l’annuncio delle venti date all’Arena di Verona a conquistare i riflettori. A rubare la scena è ancora una volta Donald Trump. "Il Nobel per la Pace a Lampedusa? Per me va benissimo, mi sembra giusto. Basta che non lo diano a Trump", dice Zucchero, affidando a una battuta la frase destinata a diventare il momento più discusso dell’incontro con la stampa.
Il bluesman, però, evita di entrare nella polemica che negli ultimi giorni ha coinvolto l’amico Francesco De Gregori dopo le sue dichiarazioni sul ruolo politico degli artisti. "Non oserei mai contraddirlo in pubblico", spiega, ricordando il concetto di “contengo moltitudini”, tratto dal poeta Walt Whitman e ripreso anche da Bob Dylan. "Io ho sempre molti dubbi. Se sei una persona sensibile, te li poni continuamente. È un pensiero bellissimo nel quale mi riconosco".
La conferenza è anche l’occasione per guardare al futuro. Dopo l’apertura del tour a Udine e la tappa di Bologna, che precede i concerti di Pescara, Perugia, Messina e Lucca, Zucchero annuncia un progetto speciale per celebrare i quarant’anni di Blues, l’album del 1987 che ha segnato la svolta della sua carriera. L’artista sarà protagonista di una vera e propria residenza all’Arena di Verona: dieci concerti nel settembre 2027, in coincidenza con il suo compleanno, e altri dieci nel 2028. "Blues ha venduto un milione e 280 mila copie. Era un disco genuino e onesto, con nove brani diventati tutti delle hit", ricorda con orgoglio.
Sul presente della musica, Zucchero osserva come oggi riempire gli stadi sia diventato più semplice rispetto al passato. "Ormai li fanno tutti. C’è voglia di uscire e di divertirsi. I giovani sono macchine da guerra: i social hanno cambiato tutto, poi ci sono i balletti, corrono avanti e indietro, sculettano", dice sorridendo. Molto più difficile, invece, pubblicare un nuovo album. "Dopo aver scritto più di 350 canzoni non è semplice trovare qualcosa di nuovo. Oggi i dischi vendono poco, ma se ne fai uno deve contenere almeno otto o nove brani davvero forti". Tra gli artisti che apprezza cita Marracash, Blanco e Salmo, mentre su Ultimo scherza: "È una macchina da guerra. Ho visto che a Tor Vergata c’era un po’ di gente".
Non mancano le critiche al Festival di Sanremo e, soprattutto, al sistema di selezione del rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest. Per lui è giusto che il direttore artistico possa scegliere un artista diverso dal vincitore del Festival. "All’Eurovision deve andare qualcuno competitivo. Tutti quelli che sono andati, a parte i Maneskin, hanno fatto cagare. Chi vince viene dimenticato", afferma senza mezzi termini, definendo poi Sanremo "al massimo una partita di ping pong" più che un vero campionato.
Tra ricordi e aneddoti riaffiorano anche l’amicizia con Miles Davis, il concerto in Sudafrica per Nelson Mandela, l’aurora boreale osservata insieme a Robert Plant e l’esperienza del Live Aid, fino al racconto di una carriera che continua a guardare avanti. Intanto il tour “Baila (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, nato per celebrare i venticinque anni della celebre hit, proseguirà per tutta l’estate prima di concludersi il 10 giugno 2027 con il grande concerto allo stadio San Siro di Milano.

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