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Bellezza senza incisività

L'occasione mancata di Irina Shayk a Sanremo 2026

Sul palco dell'Ariston, la top model russa evita ogni riferimento alla guerra in Ucraina. Ma, nella serata in cui si riflette anche sulla pace, il suo silenzio pesa più di qualsiasi dichiarazione

L'occasione mancata di Irina Shayk a Sanremo 2026

Irina Shaykaveva tutto: il palco, l’attenzione, il momento giusto. E ha scelto di non dire nulla. L'aveva preannunciato prima di andare in scena come co-conduttrice della terza serata del Festival di Sanremo e, una volta giunta sul palco più importante d'Italia, ha mantenuto la parola. Durante la conferenza stampa, alla domanda sulla guerra in Ucraina, giunta ormai al quarto anno, la risposta è stata una linea netta: niente politica, solo amore, musica, energia positiva. Una dichiarazione ineccepibile sul piano della prudenza. Molto meno su quello dell’opportunità.

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Il vicedirettore di Intrattenimento Prime Time Rai, Claudio Fasulo, aveva spiegato in sala stampa che la terza serata avrebbe toccato temi delicati, dal bullismo alla pace. In questo contesto, la presenza di una modella russa di fama mondiale non era neutra. Non poteva esserlo. Non in un momento storico in cui la guerra è ancora una ferita aperta in Europa. Non in una serata che si presenta come spazio di riflessione oltre che di spettacolo.

Non si chiedeva una lezione di geopolitica. Non si pretendeva una presa di posizione contro qualcuno. Bastava una frase sulla pace, sulla fine delle ostilità, sulla sofferenza dei civili. Un messaggio umano, universale, disarmato. È arrivato, invece, un passo indietro. E il fatto che certe parole sulla pace, "Basta guerre, tutte", siano arrivate da Laura Pausini quando all'Ariston c'era anche Irina Shayk rende l'immagine dell'occasione mancata ancora più forte.

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"Non voglio dire niente di politico perché sono qui per celebrare l'amore, la musica e l'unità e sono qui per portare una grande energia positiva", ha detto Irina ai giornalisti. È una formula che tutela, protegge, evita conseguenze. Ma la neutralità, soprattutto su certi temi, non è mai davvero neutra. È una scelta. Di certo, la sua presenza all'Ariston ha raccontato il volto internazionale di un Festival che va oltre i confini nazionali. E, sicuramente, la presenza di una modella russa nella serata in cui si tocca il tema della pace lancia un messaggio anche senza parole. Sanremo non è un summit internazionale, è vero. Ma è un palco che da sempre amplifica simboli. Ogni parola pronunciata – o non pronunciata – davanti a milioni di telespettatori diventa un segnale.

Ieri sera Irina Shayk avrebbe potuto dare spessore alla sua presenza. Trasformare la sua immagine globale in qualcosa di più di un’icona elegante sul palco dell’Ariston. Invece ha preferito restare nel perimetro sicuro della bellezza e dell’energia positiva.

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Bellezza sì, incisività no

Nessuno mette in discussione il fascino, la professionalità, la potenza mediatica di Irina Shayk. Funziona in video, funziona nei titoli, funziona nei social. Ma la serata che si annuncia dedicata anche alla pace avrebbe meritato un segnale in più. Non uno slogan. Non una bandiera. Una parola.

Sanremo offre raramente un’occasione così simbolica a una figura internazionale russa. Poteva essere il momento di andare oltre l’estetica, oltre il ruolo ornamentale. Di dimostrare che l’immagine può avere contenuto. È rimasta solo l’immagine. Ed è per questo che, più delle polemiche, resta la sensazione di un’occasione sprecata.

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