Nada: "Racconto in un film i miei anni difficili"

La cantante presenta una pellicola autobiografica ispirata al suo libro: "Le canzoni? Sono nate dal rapporto di amore-odio per mia madre". E rivela: "Voglio iniziare a scrivere un romanzo"

Nada: "Racconto in un film i miei anni difficili"

Locarno - C’è tutta una serie di artisti queruli e piagnoni, che hanno poco da dire e chiedono soldi allo Stato, per dirlo più comodamente. Poi c’è gente come Nada (nella foto piccola, a Sanremo del 1969), che, zitta zitta, nel suo casolare in Maremma, scrive un libro, passa i cinquanta con la grinta dei venti, interpreta un film, canta con la chitarra in mano, entusiasmando un pubblico trasversale (come s’è visto ieri durante il suo concerto al Kursaal) e continua a comporre con discreto successo. Appena sposata con Jerry, dopo una convivenza di trentacinque anni, l’artista, alla ribalta dai Settanta, quando Ma che freddo fa la impose a una generazione, vive una stagione di nuove opportunità. Ritrovate le valigie, perse tra Fiumicino e Malpensa, la Malanima appare serena: ha molto da raccontarci, come si capisce dall’interessante docufilm di Costanza Quatriglio, Il mio cuore umano, confessioni lucide d’una rockstar ispirate all’omonimo libro, presentato ieri al Festival di Locarno.

Cara Nada, lei ha rivelato, senza mezzi termini, d’aver odiato sua madre. Ci racconta com’è arrivata a questo?
«Mia madre Viviana è una donna speciale: devo a lei se ho intrapreso la mia carriera di cantante. Pero, con lei ho avuto un rapporto di attaccamento fuori dal normale. Purtroppo, malata com’era d’un grave esaurimento nervoso, non poteva darmi attenzione, cure, dolcezze».

Ha dovuto fare da madre a sua madre, come capita nella senilità dei genitori?
«Non proprio. È che ho dovuto ricavarmi, con le unghie e coi denti, quel qualcosa che lei non era in grado di dare. Quello con la madre è il rapporto per eccellenza: mia madre è l’unica persona con la quale sono me stessa, nei miei aspetti più primordiali e bestiali. E questo, proprio questo, me la fa odiare».

Sembra una relazione complessa...
«Lo è. Ricordo quando mi esibiva come un portento, al paese. Diceva a tutti che avevo un gran bel vocione. La odiavo, perché mi usava per trovare una ragione in più di vita. Era sempre troppo sopra le righe. Eppure, in tutte le mie poesie, in ogni libro, nelle mie canzoni, spunta sempre fuori lei».

Esplosa a 15 anni appena, come ha fatto a barcamenarsi nel duro mondo dello spettacolo?
«È stata durissima, sì. Ma mi sono salvata con l’ironia, il distacco. E poi, c’era sempre questa figura materna, di donna forte, che si ammalava, ma che continuava a dare alla sua famiglia. Non mi sono mai montata la testa».

Senza un’eccessiva esposizione, continua ad avere successo, un po’ presso tutte le fasce d’età: a che cosa si deve, secondo lei?
«Credo che il pubblico senta la mia sincerità. Nelle cose che faccio ci metto dentro tutta me stessa. Cerco di attuare la mia semplice politica di persona, che butta la spazzatura in modo corretto, che scrive le canzoni col cuore. Intendo il mio lavoro, piccolo, ma importante, come una missione».

Sta scrivendo qualcosa?
«Vorrei iniziare un nuovo libro, semiautobiografico. E l’anno prossimo uscirà un mio nuovo disco: sto componendo nuove canzoni che raccontano la vita intorno a me, quel che sento, le emozioni in cui mi riconosco».

Sarà un «Ma che freddo fa» versione 2000?
«Adesso, più che fare freddo, si gela! Scherzi a parte, sono passati quarant’anni da quel disco. Io seguo la mia musica, continuo ad ascoltare i Led Zeppelin, i King Crimson, i Radiohead. Ormai sono dei superclassici. Come me».

Frequenta i mercatini, per trovarci rarità musicali?
«Lo fanno, per me, dei miei amici, che mi tengono aggiornata. Io vivo in Maremma, faccio vita di campagna, un po’ appartata. Però, quest’autunno, porterò in teatro il mio spettacolo Musicaromanzo. Prima a Ivrea, poi a Milano al Teatro Libero, poi si vedrà. Praticamente, sono in tournée tutto l’anno, perché quando presento un libro, poi mi chiedono di cantare».

Si è sposata ufficialmente con il suo compagno Jerry, dopo una lunga convivenza. Serviva la carta ufficiale?
«La carta ufficiale serve sempre».

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