La camorra fa affari con le mascherine

La denuncia arriva da Giuseppe De Carolis di Prossedi, presidente della Corte d'Appello di Napoli

La camorra fa affari con le mascherine

Non solo la droga e le estorsioni. Uno dei settori su cui la camorra è impegnata, ultimamente, è la produzione e vendita di mascherine. Sì, proprio quelle, i dispositivi di protezione per difendersi dal Covid. Visto il largo uso che dobbiamo farne la camorra ha pensato bene di buttarcisi a capofitto. La notizia arriva da Giuseppe De Carolis di Prossedi, presidente della Corte d'Appello di Napoli, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario.

"È stato rilevato un notevole interesse da parte della criminalità organizzata per la produzione distribuzione e commercio di Dpi - dice l'alto magistrato - in particolare di mascherine chirurgiche e non, anche con vendita di grossi quantitativi ad enti locali e ospedalieri. Infatti è stato riscontrato che l'ambito della commercializzazione di mascherine protettive garantisce sia spunti per il riciclaggio che per nuove fonti di guadagno".

Ma le attenzioni della criminalità organizzata ovviamente si concentrano anche sulla torta più grossa, i fondi del Pnrr, con un fiume di denaro che, dall'Europa, andrà a finanziare moltissimi progetti in tutto il Paese. "In prospettiva - prosegue De Carolis - potranno trovare impulso il riciclaggio e il reinvestimento di denaro nel mercato delle imprese turistiche, della ristorazione e dell'abbigliamento, colpite da difficoltà connesse alla carenza di liquidità dovuta alle prolungate chiusure del 2020 e del 2021, che possono da un lato essere oggetto di richieste estorsive e dall'altro destinatarie di prestiti usurari da parte della criminalità organizzata".

Trentanove giudici per 57mila processi

De Carolis ha lanciato un vero e proprio grido d'allarme sulla carenza di organico. "Provate a fare fare 57mila processi in secondo grado in due anni con 39 giudici: già sappiamo che la gran parte di questi processi diventeranno improcedibili. Ai fini del disposition time (la misura di durata - utilizzata a livello europeo - che individua il tempo medio di definizione dei procedimenti, ndr) finisce per essere un vantaggio perché, paradossalmente, questi processi li elimini, abbatti l’arretrato, ma in realtà non fai giustizia, elimini solo le carte".

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