"Capodimonte al Louvre": un evento straordinario che celebra la cultura

L’annuncio è stato fatto da Sylvain Bellenger, direttore generale del Museo di Capodimonte, che ha sottolineato come sia "la prima volta nella storia che un museo celebra un'altra galleria e non un singolo artista"

"Capodimonte al Louvre": un evento straordinario che celebra la cultura

"Mai una galleria è stata celebrata da un’altra". Basta questa semplice affermazione rilasciata nel corso di un appuntamento tenutosi al circolo dell'Unione di Napoli da Sylvain Bellenger, direttore generale del Museo di Capodimonte, per capire l’eccezionalità dell’evento.

La conoscenza è un bene prezioso che deve essere diffuso il più possibile. E con questo buon proposito che è stata organizzata una rassegna che unirà, non solo idealmente, il celebre museo del Louvre alla galleria di Capodimonte di Napoli. Per una volta viene messa al bando ogni forma di "rivalità", se così la si può chiamare, in ambito culturale, artistico e turistico.

"La mostra si intitolerà 'Capodimonte al Louvre' ed è la prima volta nella storia che un museo celebra un'altra galleria e non un singolo artista con una mostra", ha annunciato Bellenger che ha aggiunto che il grande appuntamento si terrà nel 2023 in concomitanza con una serie di lavori "che faremo e che ridurranno sensibilmente il nostro spazio espositivo e sarà una cosa straordinaria". Parole, rilanciate dal Corriere del Mezzogiorno, di importanza straordinaria. Perché illustrano un evento unico.

Bellenger ha sottolineato che la mostra porterà a Parigi opere di numerosi artisti che "sono assenti in un museo che pure è straordinario e possente". Il direttore generale del Museo di Capodimonte ha spiegato che l'idea non è riservare uno spazio specifico alla galleria napoletana ma è, invece, "far dialogare le nostre opere con le loro. Uno dei casi riguarda Caravaggio: la nostra Flagellazione sarà al cospetto de La Morte della Vergine del Louvre".

Un progetto ambizioso che, però, necessita di lavoro. Bellenger ha ricordato che per far arrivare le opere nella capitale francese servono strumenti adatti, come le cornici. Quelle di alcuni quadri sono in gesso e altre tele non ne hanno, in quanto si è seguita una moda degli anni Settanta che voleva che le opere esposte fossero "nude". Ovviamente per dare ai capolavori un "abito" adatto alla grande occasione servono soldi. Impresa non facile. Ma possibile. Per raggiungere tale obiettivo Bellenger cerca mecenati come quelli che già si sono attivati attraverso l'Art Bonus per Capodimonte. Tra questi figura Giovanni Lombardi, imprenditore e presidente dell'Advisory board di Capodimonte, che in passato è riuscito nell’impresa di mettere insieme cordate per riacquisire opere al patrimonio del museo o sostenere restauri.

Perché non c’è solo l’evento parigino. Capodimonte è uno scrigno che conserva numerosi tesori. Anche ambientali. Non va dimenticato che l’area ospita il parco urbano più grande d'Italia: 134 ettari, dove sono stati realizzati progetti green e di inclusione sociale. Ma c’è anche dell'altro.

Perché oggi vi è la sfida per rendere il complesso autonomo da un punto di vista energetico. Una necessità, questa, che è divenuta di importanza primaria a causa dei costi molto alti. "Paghiamo bollette di un milione all'anno solo per l'illuminazione – ha spiegato Bellenger - e l'efficientamento energetico è una necessità. Il bando è stato aggiudicato attraverso Invitalia e avremo pannelli orientati dall'intelligenza artificiale. Il progetto esecutivo sarà ultimato entro il 2022. Abbiamo a disposizione in bilancio 23 milioni, più 27 da diversi partner: in tutto 52 milioni". Il direttore generale del Museo di Capodimonte ha promesso che il piano sarà pronto entro il 2024. Quando sarà concluso il tutto "allora saremo il primo museo energeticamente autosufficiente. Un primato che ci rende molto orgogliosi".

In realtà ci sarebbe anche un’altra questione da affrontare: quella dell’organico. Sulla questione Bellenger non usa giri di parole: "Siamo sottorganico del 70%. Per fare un esempio il Prado ha trentadue storici dell'arte, noi solo uno. Ma risolviamo alla napoletana: con un entusiasmo introvabile altrove e la necessità, per ciascuno di noi, di farsi in quattro". Uno sforzo che, ha sottolineato ancora il direttore generale del Museo di Capodimonte, è sostenuto anche da tutti i membri degli 'Amici del museo' "che sono da stimolo e suggeriscono sempre nuovi obiettivi e Giovanni Lombardi, che mi ha guidato nella scoperta e nella conoscenza di una città che ho voluto e scelto fra tutte".

I progetti sono tanti e tutti ambiziosi. Ma compiendo un passo alla volta ogni ostacolo può essere superato. I risultati raggiunti arricchiranno il mondo della cultura, non solo italiana.

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