Napoli, il judo come antidoto alle baby gang

Il centro sportivo Kodokan da decenni promuove lo sport come argine alla delinquenza minorile e alla vita in strada dei giovani di Napoli

Napoli, il judo come antidoto alle baby gang

Piazza Carlo III è uno dei cuori pulsanti di Napoli. Il quartiere in cui si trova la piazza è uno di quei luoghi in cui si può cogliere la profonda complessità della città. Qui famiglie borghesi e popolari vivono una accanto all’altra, ragazzi che fanno le scelte giuste convivono, gomito a gomito, con ragazzi che fanno scelte sbagliate.

Purtroppo, fin troppo spesso, si sente parlare di Napoli per le baby gang o per ragazzi che compiono rapine. A Napoli esiste una generazione di minorenni che rischia di perdersi, che fatica a trovare un proprio ruolo nella società. Dove un tempo si trovava l’Albergo dei Poveri, chiamato dai napoletani "il Serraglio", uno dei più grandi istituti per i poveri d’Europa, creato dai Borbone e chiuso nel 1980, oggi si trova la palestra Kodokan. Giuseppe Marmo, detto Peppe, Maestro, ex campione di judo e titolare della palestra, dagli anni Settanta insegna lo sport ai ragazzi del quartiere e non solo. La palestra è nata prima che l’Albergo dei Poveri chiudesse proprio per aiutare gli ultimi ragazzi che vi vivevano ancora dentro.

Il Maestro di judo racconta che arrivò qui nel 1972 e di essersi salvato anche lui grazie allo sport. "Ho avuto la sfortuna - racconta - di perdere mio padre e sono stato messo in un collegio. Per non farci accoltellare ci insegnarono il judo grazie all’intuizione del medico Sergio Fati”. Per insegnare ai ragazzi venne chiamato il campione Nicola Tempesta, napoletano dei Quartieri Spagnoli. Fu in quel momento che la vita di Peppe Marmo cambiò. “Mi si aprì un nuovo mondo”, racconta. Molti di quei ragazzi sono diventati campioni d’Italia. Fu quindi in quegli anni che decise di trasmettere agli altri quello che è stato trasmesso a lui e aprì la palestra Kodokan nell’Albergo dei Poveri.

La palestra inizialmente era riservata solamente ai ragazzi del "Serraglio" e vi si insegnava solamente judo e lotta. Oggi che i ragazzi dell'Albergo dei Poveri non ci sono più, la palestra ha un pubblico misto. Vi sono settecento persone che pagano la retta e ragazzi che non pagano inviati dai servizi sociali della zona di Poggioreale, della Sanità (quartiere Stella San Carlo), di San Lorenzo e di Vicaria. Vi sono anche ragazzi in messa alla prova. Nessuno dei ragazzi sa però chi paga e chi no, vengono trattati tutti allo stesso modo. Perché è fondamentale che i ragazzi si mischino tra loro. Paradossalmente, racconta Peppe Marmo, “sono proprio i non paganti che spesso si affezionano di più e con il tempo diventano campioni e grazie a questo vengono facilitati nella carriera di poliziotti o carabinieri, così da continuare la loro attività”.

Anche per i ragazzi che cambiano vita vi sono però alcune difficoltà. Molte volte qualche campione che sogna di diventare poliziotto non lo può fare perché c’è una norma che impedisce a figli di persone con problemi con la giustizia di entrare nelle forze dell’ordine. "Si tratta di una cosa assurda - denuncia Marmo - perché così si fanno pagare le colpe dei padri ai figli. Si incoraggia chi pensa che non valga la pena cambiare vita, tanto il marchio, fosse anche dei genitori e non personale, non si leva”.

Oggi il centro Kodokan conta dodici palestre in cui si praticano dodici sport differenti e un campo da calcio. "Accogliamo tutte le persone in quanto tali - racconta il Maestro - oggi è difficile dire chi sia a rischio e chi non lo è, ci sono moltissimi figli di professionisti che sono in messa alla prova. Questo sia per la facilità con cui si arriva alla droga sia per il venire meno delle famiglie e delle strutture sociali”.

Per il Maestro la fortuna è intercettare il ragazzo al momento giusto, che per molti è verso cinque o sei anni. Marmo, insieme al maestro di strada Marco Rossi Doria, sta per lanciare un progetto per intercettare i bambini già a diciotto mesi, insieme alle loro famiglie. Può sembrare una follia, racconta, ma “è proprio a quell’età dove davvero si possono aiutare i bambini e le loro famiglie a impostare bene il futuro. Uscendo per strada possiamo già tranquillamente capire quale dei bambini di sei o sette anni diventerà il futuro guappo di quartiere”.

I successi negli anni sono stati tanti, molti ragazzi sono diventati carabinieri, poliziotti o talvolta magistrati. Tanti hanno appreso il valore dello sport e ne hanno fatto una filosofia di vita. Nella filosofia del judo e di Peppe Marmo non è tanto importante diventare campioni, ma imparare a vivere. L’attuale presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, dice il Maestro,“è un ex campione di Judo e quando l’ho incontrato mi ha raccontato dell’importanza delle regole e dell’autodisciplina che il judo gli ha insegnato. Si tratta di una persona che ha avuto il coraggio di togliere i figli alle famiglie dell'ndrangheta e di darli in affido. Il judo in generale insegna a superare ostacoli difficili, ma anche quelli che possono sembrare difficilissimi, ma che spesso in realtà sono ridicoli”.

Quando un judoca impara a salutare “il tappeto” per ringraziare “l’ambiente per averlo fatto entrare”. Si ringrazia il maestro per quello che sta per insegnarti, così come alla fine si ringrazia per quello che ti ha insegnato. Il centro Kodokan insegna innanzi tutto il rispetto. Quando un ragazzo arriva al centro ed è un giovane a rischio, non è sempre solo colpa sua, ma anche di quello che la società gli sta dando. I maestri della palestra sanno che se si riesce a prenderlo in tempo e insegnarli questo, poi non sbaglierà.

Oggi però non è facile trovare buoni educatori. Kodokan ha formato molti ex alunni, ma la non costanza dei pagamenti comunali, regionali e statali in generale, che possono ritardare anche di anni, fa sì che molti educatori lascino per trovare lavori remunerati regolarmente. Inoltre, Kodokan lamenta che i progetti statali durano troppo poco, sono effimeri. Quasi sempre finiscono dopo pochi mesi e non servono a nulla perché non danno alcuna continuità, né per l’utente né per il lavoro degli educatori. Così moltissimi educatori si sono scoraggiati. Sono quasi tutti progetti usa e getta. Avvicinare un ragazzo, racconta Marmo, “per poi fare un progetto di pochi mesi è tremendo. Si deve smettere di fare progetti usa e getta, per farsi pubblicità e gli educatori vanno formati e pagati bene e i progetti devono durare almeno 5 anni perché la continuità è fondamentale”.

Ultimamente proprio qui davanti dei ragazzini sotto i quattordici anni hanno attaccato dei poliziotti. Tutti hanno sorriso, racconta, “quasi nessuno ha detto nulla. Non è possibile che sotto quell’età, il Tribunale dei Minori non possa intervenire in alcun modo. I ragazzi così imparano fin da giovani che la passeranno liscia”.

Inoltre, "la camorra sfrutta questo - aggiunge - sapendo che contro i bambini sotto i quattordici anni non si possono prendere provvedimenti da parte del Tribunale dei Minori, li usa come manovalanza perfetta per fare da corrieri o altre attività illegali. Anche i genitori ne approfittano. Abbiamo riscontrato perfino ancora casi di genitori che fanno prostituire i figli”.

Per Marmo gli ultimi casi di cronaca dimostrano che girano troppe armi e non importa se vere o finte, perché anche andando a fare rapine con quelle finte, si compie comunque un reato e si rischia la vita. Le famiglie, aggiunge, “purtroppo sono molto ignoranti e alcune scuole pur di liberarsi dei casi peggiori dicono ai genitori di ritirarli e che gli regaleranno la terza media pur di non averli in classe. È tragico perché bisogna pensare di salvare il ragazzo che sembra perduto, ma bisogna permettere anche ai compagni di studiare”.

A Napoli ci sono dei bei progetti in cui le forze dell’ordine stanno insegnando nelle palestre dei territori difficili. Per esempio al Rione Sanità dovel’idea, lanciata dai ragazzi del quartiere, è stata raccolta da don Antonio Loffredo, dalla Fondazione di comunità San Gennaro e dall’associazione L’Altra Napoli onlus, che, con la collaborazione del questore Antonio De Jesu, del gruppo sportivo Fiamme Oro e della Federazione Pugilistica Italiana, hanno realizzato una palestra di boxe.

Progetti simili sono portati avanti dalla Polizia a Poggioreale e a Ponticelli, e dai Carabinieri a Miano. Per Marmo questi progetti sono fondamentali, perché i ragazzi oggi crescono dando importanza all’immagine, valutano le persone guardando le scarpe, i vestiti e il cellulare che uno ha. Se non ne hai di buoni, non ti valutano bene. Il loro parametro è solamente il vestire. Le famiglie, aggiunge, spesso “non hanno alcun valore, aggrediscono gli insegnanti, hanno rinunciato alla fase “educativa” vera e propria. Abbiamo raggiunto il fondo”. Non è possibile, aggiunge, che “i genitori mettano i figli sopra a tutto, dandogli sempre ragione, anche condannando e insultando l’educatore che tenta di correggere i comportamenti sbagliati”.

Il pensiero del Maestro si conclude con una riflessione amara sulle scuole pubbliche, che oggi sono sempre di più divise tra quelle di serie A, B e C e dove spesso gli insegnanti sono lasciati a loro stessi e in conseguenza anche gli alunni.

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