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La narrativa artificiale trionfa (ma la letteratura è altro)

I testi creati dalla macchina sono perfetti per la produzione media e conformista. Quella che è premiata dalle giurie...

La narrativa artificiale trionfa (ma la letteratura è altro)

Che meraviglia, siamo invasi da libri generati dall'Ia, autopubblicati con Amazon, prodotti da autori che seguono influencer entusiasti di dire che chiunque può essere uno scrittore con l'Ia, quasi non fossero già troppi gli autori mediocri senza Ia. In ogni caso la domanda ricorrente è una: l'Ia può produrre letteratura?

Dipende cosa intendiamo per letteratura. Se ci infiliamo la narrativa, di genere o Midcult (la categoria con cui Dwight Macdonald identificava i prodotti narrativi medi che volevano passare per arte) la risposta è sì. Se invece intendiamo letteratura seria, che si confronta con la storia della letteratura e non con una storiellina da raccontare, la risposta è no, e non un "no un giorno chissà", un no categorico, strutturale rispetto al funzionamento degli stessi modelli generativi.

In quanto anzitutto i modelli linguistici di intelligenza artificiale si basano sulle regolarità ricavate da miliardi di testi immagazzinati e da forme sintattiche acquisite. Sanno continuare bene un saggio, e perfino produrre un romanzo medio, tipo uno qualsiasi di quelli che vengono premiati al Premio Strega e compagnia bella di Amici della Domenica e premi analoghi rinomati (tanto sono fotocopie l'uno dell'altro).

Non per altro non hanno mai ricevuto uno straccio di Strega ammuffita autori come D'Arrigo, Gadda, Arbasino, Manganelli, Busi (una logica simile sta condizionando da anni il Nobel per la letteratura, conferito per meriti ideologici, per servilismo al multiculturalismo già denunciato a suo tempo da Harold Bloom). Una volta un editore (Newton Compton, con il quale avevo pubblicato un bestseller occasionale, La casta dei radical chic) provò a candidare anche me per il terzo volume della mia trilogia, a condizione di molte modifiche. Stracciai il contratto senza neppure pensarci un secondo e pubblicai con Mondadori. Ecco, in quel momento Newton Compton si stava comportando esattamente come un Large Language Model, e lo avrebbe fatto anche con Proust (non con Proust morto e canonizzato, lo vendono bene in quanto classico, benché la Recherche in un solo mattone economico stampato a caratteri minuscoli diventi illeggibile, ma tanto serve a fare arredamento...).

Quindi non è soltanto che l'Ia sappia riprodurre la narrativa media: la narrativa media viene premiata proprio perché viene riconosciuta subito. Usa sintassi, temi, conflitti e forme che una giuria (fingendo di leggere) sa già classificare come letterari (e che Eco o Barthes avrebbero definito kitsch), in pratica lo stesso materiale sedimentato su cui si addestra un modello linguistico. Il modello produce ciò che statisticamente somiglia alla letteratura, il premio consacra ciò che culturalmente somiglia a ciò che ha già premiato.

Io stesso ho fatto un test sui miei romanzi con i modelli a pagamento più performanti, non reggono due pagine, direi neppure la frase successiva. Come scriveva Roland Barthes, ogni operazione d'avanguardia è qualcosa di semanticamente complicato e per uno scrittore vero ogni singola frase diventa un problema.

Sulla narrativa normale invece non c'è problema, l'Ia te la spiattella su un vassoio d'oro digitale. Prendete un qualsiasi incipit di romanzo che la casalinga di Voghera scambia per arte, e Claude o ChatGpt ve lo portano avanti fino alla fine e pure meglio. Se poi testate uno di quei piccoli testi (stavo per scrivere testicoli, che sciocco) di Erri De Luca ve li rende perfino più sensati. Claude o ChatGpt scambierebbero per il prodotto di un pessimo modello di Llm frasi come: "Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato", o "Il sarto della notte cuce pelle, rammenda calli, rabbercia gli strappi e sgonfia la fatica", o "lo slancio del tempo accumulato, potente catapulta del participio passato del verbo passare". Non che De Luca sia l'eccezione, rappresenta la regola della banalità compressa e rimasticata dal letterato. O meglio: forme già sedimentate e imbellettate che il lettore identifica senza dover imparare una lingua nuova, con una spruzzatina di letterarietà che sarebbe sembrata da museo già a Balzac.

Umberto Eco, in Opera aperta (fondamentale, oggi lo trovate nella nuova edizione de La Nave di Teseo) prendeva come esempio Giovanni Boldini, pittore di fine Ottocento che vendeva ritratti convenzionali alla conformista borghesia parigina con qualche pennellata qua e là per adeguarli alla moda impressionista. D'altra parte il conformismo cos'è? Avere la stessa forma, e di conseguenza lo stesso modo di pensare, ecco perché lo strutturalismo ha sempre messo forma e contenuto sullo stesso piano, studiando al contempo il contenuto della forma (e quando degenera in cliché e kitsch).

Comunque, consideriamo un altro scrittore: Thomas Bernhard. Apparentemente sembrerebbe facile imitarlo per un'Ia: frasi lunghe, ripetitive e ossessive, e che però, attenzione, nella reiterazione approfondiscono sempre di più un concetto e al contempo portano avanti la storia. Per produrre un falso Bernhard dovremmo creare un modello specifico che usi tutti i libri di Bernhard come corpus statistico e si basi esclusivamente su quello in quanto norma. Ci vorrebbe insomma un apposito Large Bernhard Model. Risultato non garantito, e tuttavia un dettaglio smonta l'entusiasmo di chi potrebbe pensare: beh, un giorno l'Ia mi farà scrivere come Bernhard.

Il tasto dolente dei tasti che non hai premuto per scriverlo è che prima deve esserci stato Thomas Bernhard per produrre un facsimile di Bernhard. Insomma: l'Ia sostituirà la letteratura? No. In compenso sostituirà senza problemi tutta quella narrativa che prima dell'Ia aveva già rinunciato a esserlo.

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