"Perquisizione in corso a casa di alcuni compagni, continua la criminalizzazione nei confronti di chi lotta: verso il 31 gennaio, conferenza stampa alle 14 a Palazzo Nuovo". Alle 7.30 del mattino, dai canali di Askatasuna rimbalza la notizia, confermata anche da fonti investigative, in merito a nuove perquisizioni in corso a Torino da parte della Digos: non ci sarebbero misure cautelari da consegnare questa volta ma l'azione ha agitato ulteriormente l'area antagonista di Torino, che da ieri ha occupato Palazzo Nuovo, sede dell'Università di Torino, come ripicca alla decisione della rettrice di non concedere gli spazi per le feste e le assemblee del centro sociale. Un'azione di forza da parte degli antagonisti, un modo per dire "qui comandiamo noi", che desta non poche preoccupazioni.
Stando a quanto si apprende, le perquisizioni in corso da parte della Digos sono due e durante gli accertamenti sarebbero stati sequestrati alcuni indumenti, in particolare capi di abbigliamento che potrebbero essere sottoposti a verifiche per accertarne un eventuale utilizzo durante manifestazioni caratterizzate da episodi di violenza. "Avreste dovuto pensarci prima", è il monito lanciato dagli antagonisti nella loro rivendicazione nella quale viene attaccato il governo, accusato di attuare politiche "securitarie" e "repressive" ma sono i passaggi successivi ad alzare il livello di attenzione, perché i toni usati dagli antagonisti sono minacciosi e sono fin troppo vicini a quelli usati negli anni Settanta dalla sinistra extraparlamentare che si voleva sostituire allo Stato, alle leggi, all'ordine costituito.
E da Askatasuna sembra si stia ricalcando lo stesso registro: "Se Askatasuna non fosse stata sgomberata, se non si fosse scelto deliberatamente di violare un pezzo di città, la sua storia e la sua dignità resistente e partigiana, oggi non assisteremmo a questa escalation retorica sulla sicurezza. Invece si è scelto lo strappo, la forzatura, la repressione". Il comunicato è arrivato alle richieste avanzate dal prefetto di Torino e dalle autorità, al termine della riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, di "rimodulare" la manifestazione nazionale di sabato: era stato chiesto di modificare il percorso preavvisato evitando il centro cittadino e di sfilare in un unico corteo, anziché nei tre annunciati. Richieste respinte dagli antagonisti, che cercano lo scontro.
Stando alle logiche di Askatasuna, per evitare i disordini, allo Stato sarebbe convenuto non intervenire a Torino, non sequestrare un palazzo che era occupato da 29 anni, dove venivano organizzate le uscite per le manifestazioni che poi sfociavano in violenza: un palazzo inagibile da tempo dove continuavano a vivere soggetti abusivi. La colpa, ancora una volta, viene imputata allo Stato da parte degli antagonisti, che ancora una volta minacciano disordini nella manifestazione di sabato: "Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico, è l'opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta. Ed è per questo che la piazza parlerà non solo a Torino, ma a tutto il Paese".
Proprio nello spazio occupato dell'università è stata oggi convocata una conferenza stampa con prepotenza, violenza e con quel tono di sfida allo Stato che deve necessariamente portare a serie riflessioni, perché la minaccia di conseguenze da parte di un centro sociale non può essere sottovalutata. E ora è allerta massima per il 31 gennaio.