La prognosi infausta del piccolo Domenico, divenuto ormai il bambino di tutti, ha colpito l'intera Nazione. Sono ore di dolore e profonda commozione. L'Italia si stringe intorno alla famiglia di questo bambino che ha lottato con tutto se stesso.
A partire da oggi – venerdì 20 febbraio – Domenico, attualmente ricoverato presso l'ospedale Monaldi di Napoli, inizierà una terapia volta a lenire le sue sofferenze e accompagnarlo al fine vita. Non si tratterà di eutanasia, ma di una pianificazione condivisa delle cure (PCC) che di fatto eviterà l'accanimento terapeutico. Una decisione molto sofferta per la famiglia, che ha però ritenuto di fare il meglio per il bambino.
Per Domenico, purtroppo, non ci sono speranze. Anche dopo la sospensione della sedazione, il piccolo non si è svegliato. La prognosi è infausta. Da qui la scelta di intraprendere il percorso antidolore, comunicata dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.
Intervistato da il Quotidiano Nazionale, il professor Giuseppe Servillo, ordinario di Anestesia e Rianimazione presso l'università degli Studi di Napoli Federico II, primario al Secondo Policlinico di Napoli, e presidente del Collegio Italiano dei Professori di Anestesia e Rianimazione, ha spiegato come avverrà il tutto. La procedura, ovviamente, segue quelle che sono le linee guida nazionali sul fine vita. L'équipe medica opera in piena collaborazione con la famiglia del paziente.
"Questo bambino è rimasto attaccato all'Ecmo per quasi due mesi: obiettivamente, siamo fuori tempo massimo", ha dichiarato il professore. La procedura, dunque, prevede lo scollegamento dal macchinario salvavita.
"Si procede con gradualità e rispetto: ci si astiene dalla somministrazione di farmaci intensivi, si interrompe la ventilazione artificiale e ogni altro supporto, si pone il paziente in uno stato di sedazione profonda", ha spiegato Servillo. Una volta cominciato questo passaggio, avviene tutto molto rapidamente. "La morte è questione di ore", ha concluso l'esperto.