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Espulso nel 2024 torna in Italia con la nave Ong: arrestato un egiziano a Ravenna

L’uomo è egiziano e si trova attualmente in carcere a disposizione del tribunale di Ravenna. Non è la prima volta che soggetti allontanati rifanno ingresso nel Paese

Espulso nel 2024 torna in Italia con la nave Ong: arrestato un egiziano a Ravenna
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Mentre Ravenna è al centro delle cronache per il caso dei medici sotto indagine con l’ipotesi di reato di aver ostacolato l’ingresso dei migranti nei Cpr, in città è sbarcata una nuova nave di una Ong straniera. È la Solidaire, che batte bandiera tedesca e che ha fatto scendere nella città romagnola oltre 100 persone. La maggior parte delle persone proviene da Somalia, Pakistan e Sud Sudan ma ci sono anche cittadini di Afghanistan, Bangladesh, Siria, Eritrea ed Egitto. E proprio dall’Egitto, Paese considerato sicuro e senza rischi, che è arriva un migrante che si trova attualmente in stato di fermo.

L’uomo, infatti, era destinatario di un decreto di respingimento emesso nel 2024 con relativo divieto di reingresso nei 3 anni successivi. Il foglio è stato emesso dal questore di Agrigento nel maggio del 2024 e, quindi, sarebbe stato valido fino a maggio 2027. Nonostante il provvedimento restrittivo, il migrante è tornato in Italia, quindi ha speso altre migliaia di euro presumibilmente per imbarcarsi in una carretta del mare affidandosi ai trafficanti ed essere poi trovato dalla Ong che lo ha condotto in Italia. Una volta effettuati i controlli di rito allo sbarco, l’uomo è stato individuato, posto in stato d’arresto e condotto nel carcere locale ove si trova tuttora. È a disposizione delle autorità giudiziarie in attesa che venga convalidato l’arresto. Nelle prossime ore verrà valutata anche la sua posizione in ragione di altri eventuali reati.

Questo non è il primo e non è l’unico caso in cui migranti già precedentemente allontanati dal nostro Paese vi fanno rientro con le navi delle Ong o con i barconi. Quel che colpisce di queste storie, oltre all’idea che possano pensare di non impigliarsi nella rete della giustizia, è che trovino per due volte i soldi necessari per affidarsi ai trafficanti della morte.

Si parla di migliaia di euro a tratta, spesso pagati indebitandosi con gli strozzini, che soggetti che scappano da guerra e miseria per ragioni di logica non possono avere e non possono restituire, nel caso li chiedano in prestito.

Queste anomalie emergono con frequenza e non hanno mai trovato risposte da parte di chi sostiene la libertà di movimento delle persone. Esistono ipotesi, non verificate, su presunti gruppi criminali che inviano i proprio uomini in Italia per inserirli nel tessuto della criminalità e dello spaccio ma al momento non esistono prove a supporto.

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