scorso 23 dicembre, lotta tra la vita e la morte per un errore nella catena del trapianto. Il piccolo è ricoverato in rianimazione ormai da quasi due mesi, ha poco più di 2 anni ed è nato con una malformazione cardiaca che richiede un cuore nuovo, che dopo una lunga attesa era finalmente arrivato. I genitori del bimbo pensavano che quello sarebbe stato per loro il più bel Natale, una seconda rinascita e non potevano nemmeno lontanamente immaginare che, invece, sarebbe stato l’inizio dell’incubo.
Il cuore per il piccolo, ormai adottato da tutta Italia, è arrivato all’ospedale Monaldi di Napoli in condizioni critiche, strutturalmente “bruciato”. Il trasporto da Bolzano, da dove è stato espiantato da un piccolo paziente, a Napoli, dove avrebbe dovuto regalare una nuova vita al bimbo, è stato effettuato con anche una busta di ghiaccio secco. È qui che nasce l’errore: invece di seguire i protocolli standard, che prevedono l’impiego di ghiaccio sintetico o ghiaccio d'acqua a temperature controllate tra 0 e 4 gradi, il cuore sarebbe stato messo a contatto con ghiaccio secco, ossia con anidride carbonica solida a -78,5 gradi. Questo ha irrimediabilmente bruciato i tessuti, rendendo l’organo inutilizzabile.
I medici se ne sono resi conto solamente in sala operatoria a Napoli, quando il cuore del piccolo paziente era già stato espiantato e lui era in circolazione extracorporea. A quel punto non c’erano altre strade che non impiantare quel cuore danneggiato, inutilizzabile, e collegare il piccolo ai macchinari Ecmo in attesa di un nuovo cuore. Una volta che il cuore malato viene rimosso o che il paziente è stabilizzato in circolazione extracorporea profonda, non si può più tornare indietro. Se l'organo nuovo è danneggiato, il chirurgo si trova davanti a un vicolo cieco. L’espianto dell’organo da trapiantare e la preparazione del ricevente avvengono per lo più in contemporanea per rispettare la cosiddetta “finestra di ischemia”, che per un cuore è di 4-6 ore. Se si aspettasse di ricevere quello nuovo per iniziare l’intervento, si perderebbero troppe ore.
È un rischio calcolato necessario ma quanto accaduto al Monaldi non ha precedenti. Ora sono 6 gli operatori sanitari indagati tra medici e infermieri e secondo l’ospedale Bambin Gesù di Roma il piccolo è “intrapiantabile” a causa delle diffuse lesioni degli organi che stanno “cedendo”.