Saidi Mohammed, l’algerino che nel pomeriggio di ieri ha sfregiato una donna nella fermata della metropolitana del Duomo solo perché lo ha guardato, non era un soggetto sconosciuto. Anzi, nelle 12 ore precedenti l’aggressione ha perfino fatto un passaggio in tribunale per un’udienza per direttissima, al termine della quale è stato rimesso a piede libero. Dalle 4 del mattino di giovedì 9 luglio, infatti, ha distrutto diverse auto in corso Buenos Aires, una delle arterie principali di Milano. I residenti hanno chiamato le forze dell’ordine, che l’hanno fermato per tentato furto aggravato mentre armeggiava con un’auto nel tentativo di rubare al suo interno e nel corso della perquisizione gli hanno trovato addosso anche oggetti rubati poco prima in zona Lambrate, quindi lo hanno denunciato anche per furto aggravato.
L’unico provvedimento preso contro di lui dal giudice è stato il divieto di dimora in città ma, soggetti come Saidi, non prestano particolare attenzione a questo genere di indicazioni, tanto che dopo la mattinata tra Questura e Tribunale, nel pomeriggio era in piazza Duomo, nella fermata della metropolitana più frequentata della città da turisti e residenti, dove ha accoltellato al volto una donna. Alcune persone, forse conoscenti, che erano con lui pare abbiano provato a fermarlo ma senza riuscirci. “Che cazzo guardi? Sono uomo e musulmano. Non mi puoi guardare”, le ha detto prima di colpirla con un pugno e poi di estrarre il coltello. Uno sfregio profondo, dall’angolo della bocca fino al collo, che rimarrà per sempre sul volto della donna. Un segno permanente che ricorda da vicino, troppo da vicino le vessazioni che le donne subiscono nei Paesi musulmani da parte di uomini violenti e integralisti, che le considerano come esseri inferiori utili solo a procreare.
Saidi è irregolare in Italia, non ha una dimora: è uno dei tanti sbandati che affollano Milano, così come le altre città del nostro Paese. Non può essere integrato nella società eppure continua a vivere in Italia tra piccoli espedienti e reati gravissimi. Ora si trova ristretto in carcere, in attesa della decisione delle autorità.
Ma Saidi non si sarebbe dovuto trovare a Milano, a fronte del provvedimento emesso in mattinata e, soprattutto, essendo irregolare non sarebbe dovuto nemmeno essere in Italia: essendo algerino è eleggibile per il rimpatrio, perché l’Algeria non è un Paese pericoloso ed è inserito nella lista dei Paesi sicuri dell’Ue. Probabilmente per lui scatterà l’espulsione e il rimpatrio al termine della pena.