“Ci sono immagini che suscitano indignazione. Ci sono gesti che lasciano senza parole. E poi ci sono episodi che rappresentano un vero e proprio schiaffo alla dignità di un’intera comunità”, commenta su Facebook il docente Renato Matteo Imbriani che, sul suo profilo, ha postato anche le foto della vandalizzazione.
“Quello che è accaduto nel parco di via Benedetto Croce è semplicemente inaccettabile! Vasi rovesciati, piante danneggiate, aiuole devastate, uno spazio verde trasformato in uno scenario desolante. Ma ciò che provoca ancora più sdegno è lo sfregio alla statua di Padre Pio, addirittura decapitata!”, scrive Imbriani. Il docente parla apertamente di “gesto gravissimo” che “offende non soltanto la sensibilità religiosa di tanti cittadini, ma anche il rispetto che dovrebbe essere garantito a ogni simbolo di fede, di cultura e di appartenenza”. Imbriani non nutre dubbi: “Questa - scrive - non è una bravata, non è divertimento: è inciviltà allo stato puro”.
E, se alcuni residenti anonimi hanno già sistemato l’area verde, la testa della statua di San Pio non è ancora stata ritrovata, ma, stando a quanto scrive Imbriani, una signora si sarebbe offerta di donare una nuova statua. “Sono gesti che mi hanno profondamente colpito e commosso. Perché proprio da un’azione così vile e sacrilega è scaturita una straordinaria risposta di affetto, solidarietà e devozione”, scrive il professore secondo cui “chi ha distrutto ha inconsapevolmente risvegliato il bene”. Imbriani, quindi, aggiunge: “E questa è la Foggia nella quale voglio continuare a credere. Una città fatta di persone perbene, generose, attente al bene comune, capaci di rispondere all’inciviltà non soltanto con lo sdegno, ma soprattutto con gesti concreti”.
Il docente, subito dopo aver ringraziato sia le persone che hanno rimesso mano al giardino sia la signora che ha offerto la statua, scrive: “Si può spezzare una statua, ma non la fede. Si possono distruggere delle piante, ma non la generosità che continua a fiorire nel cuore delle persone. Mi piace pensare che anche questa vicenda ci consegni un piccolo insegnamento: il male può ferire, può indignare, può lasciare segni profondi, ma non ha necessariamente l’ultima parola”. Imbriani, infine, conclude: “E oggi, più che soffermarmi su chi ha distrutto, desidero dare voce e riconoscenza a chi sta cercando di ricostruire”.
