Le Organizzazioni non governative che lavorano nel Mediterraneo riescono a trovare sempre la soluzione più ipocrita e opportunista per la propria causa. In queste ore, per esempio, davanti all’ambasciata italiana di Berlino hanno organizzato una manifestazione contro i fermi nave disposti dalle autorità italiane nei confronti di alcune imbarcazioni della “flotta civile” battenti bandiera tedesca. Hanno pubblicato l’annuncio sui profili Instagram tedeschi rivolgendosi, quindi, alla base residente in Germania. “L'Italia blocca le nostre navi, noi protestiamo davanti all'ambasciata italiana”, si legge nel comunicato che dà appuntamento a questo pomeriggio.
“Il soccorso in mare è un obbligo! Nell'ultima settimana, oltre 80 persone in fuga sono annegate nel Mediterraneo o risultano disperse. E l'Italia cosa fa? Blocca le navi di salvataggio, criminalizza gli aiuti, collabora con la cosiddetta guardia costiera libica e vuole costringere anche noi a farlo”, si legge ancora nel comunicato, dove poi l’organizzazione avanza perfino delle richieste al governo italiano. Ma bisogna partire da un presupposto: l’Italia non costringe le organizzazioni tedesche a fare nulla. Non esiste un obbligo di sbarco dei migranti in Italia, pertanto non esiste alcun obbligo che l’Italia può imporre. Ci sono tanti porti sicuri nel Mediterraneo, anche molto più vicini rispetto a quelli assegnati da Roma: se le Ong scelgono di sbarcare in Italia, allora devono aderire alle leggi di questo Paese. Se non lo fanno vengono sanzionate: è un principio che regola la democrazia occidentale. Al di là di questo, c’è un elemento che stona in tutto questo: perché, nonostante le loro navi facciano costantemente base nei porti italiani, la manifestazione non è stata organizzata davanti al Viminale? Avrebbe avuto più senso, sarebbe stato più logico protestare contro un Paese davanti al ministero che gestisce quanto viene contestato.
Invece no: Sea-Watch e Humanity si ricordano di essere Ong tedesche e allora vanno a protestare davanti alla rappresentanza italiana di Berlino. Un riconoscimento di Stato a convenienza per le Ong, che ignorano la titolarità delle loro barche come territorio di appartenenza dello Stato di cui battono bandiera, ma se lo ricordano quando devono protestare contro il Paese che le ospita, facendo pressioni sul proprio governo. Da settimane, infatti, le Ong (supportate dalla sinistra tedesca) stanno cercando di fare pressioni sul governo di Friedrich Merz per riattivare il contributo di 2 milioni di euro alle Ong dei migranti e per richiamare l’Italia per l’applicazione delle sue leggi. Inoltre, manifestando in Italia, le Ong sanno di avere un’accoglienza migliore.
I privati tedeschi, infatti, sono tra i primi finanziatori delle organizzazioni non governative: versano l'obolo alle Ong, le navi recuperano i migranti e loro sentono di essere stati utili, ma la responsabilità di gestione non grava sulla Germania ma sui contribuenti italiani, che non possono scegliere se contribuire o meno.