Il braccio di ferro tra la Rai e Sigfrido Ranucci sul futuro della conduzione di Report si sta disputando contemporaneamente su due terreni di gioco tra loro molto diversi, ma entrambi importanti per l’esito finale. Da un lato c’è lo scontro ufficiale, dove a prevalere sono le regole che l’azienda applica ai propri dipendenti per risolvere o appianare divergenze e contrasti, dall’altro c’è la seconda contrapposizione, decisamente più visibile della prima pur se non codificata, che in queste settimane ha coinvolto il conduttore di Report e i vertici della Rai. È il confronto che si sta consumando sulle piattaforme, in particolare su Facebook, ed è una sfida asimmetrica, tutta a vantaggio del giornalista. L’asimmetria nasce dal fatto che mentre Ranucci sta pubblicando e commentando sistematicamente le notizie e gli aggiornamenti, diretti o indiretti, che riguardano le possibili scelte che l’azienda dovrà adottare in vista della nuova stagione del programma, dal fronte Rai – ovviamente – questo processo interno continua a rimanere circoscritto alle sedi competenti. Non c’è uno alcuno spiffero o frammento decisionale che viene dato in pasto al voyeurismo dei social. Anche perché, a differenza di Ranucci, la governance Rai non ha la stringente necessità di supportare con un consenso di pancia, artificiosamente generato, le proprie autonome deliberazioni. Quindi, sui canali social dell’azienda non c’è e non ci sarà alcuna traccia di questo confronto, se non al massimo la comunicazione delle decisioni conclusive. Mentre, Ranucci con la “sua” pagina può fare ciò che vuole e ciò che meglio crede: adottare il tone of voice più adatto al posizionamento del “martire” immolatosi a difesa dell’integrità di Report, è libero di lanciare a piacimento call to action per stimolare o strumentalizzare il coinvolgimento dei follower, anzi è proprio questa la tattica di questi ultimi giorni: utilizzare i follower, vecchi e nuovi, come un tempo i generali utilizzavano la fanteria: soldati da sacrificare in battaglia, da lanciare senza tanti scrupoli all’assalto del nemico. Sono i follower della pagina Facebook ad allargare la ribellione ad altri feed pronti a schierarsi contro i soprusi e le ingiustizie cui è sarebbe vittima Ranucci da parte dei politici, dei poteri forti e della stessa sua azienda, sono ancora i follower, radicalizzati dal verbo ranucciano, a dover fare proselitismo a vantaggio della narrazione del messia e, infine, sono sempre e soltanto i follower a supportare la percezione, comunque falsata, di un vasto e granitico consenso nei confronti del profeta della Verità. Solo che a guardare alcuni degli indicatori di performance della pagina non tutto è oro quel che luccica: negli ultimi tre giorni il censimento dei commenti positivi ha superato quelli negativi, 5.117 contro 4.443, ma nonostante tutto l’engagement del canale pur se al 4% è calato rispetto alla scorsa settimana del 40%, parallelamente i like complessivi nel confronto sono diminuiti del 37%.

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