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La storia

Segregata in casa e picchiata per impedirle di integrarsi: l’incubo di una giovane pakistana a Novellara, stesso paese di Saman Abbas

Per quasi un anno sarebbe stata vittima di violenze, umiliazioni e tentati abusi da parte del marito e dei suoi familiari. La donna è riuscita a salvarsi lanciandosi dall’auto sulla quale era stata caricata. Arrestato il marito, braccialetto elettronico per suocero e due cognati

Novellara Saman Abbas

Per mesi avrebbe vissuto prigioniera nella casa del marito, privata della libertà e sottoposta a continue violenze fisiche e psicologiche. Le era impedito persino di imparare l’italiano e di costruirsi una vita nel Paese in cui era arrivata poco meno di un anno prima. È il dramma denunciato da una giovane donna pakistana residente a Novellara, nel Reggiano, la stessa cittadina già segnata dalla tragica vicenda di Saman Abbas. Le indagini dei carabinieri hanno portato all’arresto del marito della donna, un 27enne pakistano, mentre il suocero, 55 anni, e i due cognati, entrambi ventunenni, sono stati raggiunti dal divieto di avvicinamento e di comunicazione con la vittima, oltre all’applicazione del braccialetto elettronico. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo e in concorso, di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e tentata violenza sessuale.

Un incubo iniziato con l’arrivo in Italia

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna era arrivata in Italia nell’agosto del 2025 per raggiungere il marito. Da quel momento, però, la sua vita si sarebbe trasformata in un incubo. La giovane sarebbe stata costretta a vivere in una condizione di isolamento quasi totale. I familiari del marito le avrebbero impedito di frequentare altre persone, di imparare la lingua italiana e di inserirsi nella società, limitando ogni possibilità di autonomia. Alle restrizioni si sarebbero aggiunte continue umiliazioni, minacce e privazioni economiche, fino a sfociare in una lunga serie di aggressioni.

Pugni e frustate: le violenze denunciate

Nel corso della denuncia la donna ha raccontato di essere stata ripetutamente picchiata. Le violenze, secondo l’accusa, comprendevano schiaffi, pugni, calci sferrati anche con scarpe antinfortunistiche rinforzate e frustate con una cintura. Agli episodi di violenza fisica si sarebbero aggiunte anche minacce di morte e tentativi di violenza sessuale. Gli inquirenti parlano di una vera e propria segregazione domestica, finalizzata a impedirle qualsiasi forma di integrazione e a mantenerla completamente sottomessa alla famiglia del marito.

La fuga dall’auto che le ha salvato la vita

La vicenda è emersa il 4 giugno scorso, dopo l’ennesima aggressione. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la donna era stata picchiata dal marito, dal suocero e dai due cognati, riportando diverse lesioni ed ecchimosi. Dopo essere stata accompagnata al pronto soccorso, dove i medici le avevano diagnosticato ferite guaribili in sette giorni, sarebbe stata nuovamente caricata in auto dai familiari. Durante il tragitto, però, ha trovato il coraggio di reagire. Approfittando di un momento di distrazione, ha aperto la portiera del veicolo e si è lanciata fuori per chiedere aiuto. In stato di choc e con evidenti segni delle violenze sul corpo, è stata soccorsa da due passanti che hanno immediatamente allertato il 112 e il personale sanitario.

L’avvio delle indagini

Ricoverata nuovamente in ospedale, la giovane è riuscita a raccontare quanto aveva vissuto grazie all’aiuto di un interprete. Davanti ai carabinieri ha ricostruito mesi di maltrattamenti e vessazioni, formalizzando la denuncia che ha dato il via all’indagine coordinata dall’autorità giudiziaria. Gli accertamenti svolti dai militari dell’Arma hanno permesso di raccogliere gli elementi ritenuti sufficienti per chiedere le misure cautelari nei confronti dei quattro familiari.

Arrestato il marito, braccialetti elettronici per i familiari

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia ha disposto il carcere per il marito ventisettenne della vittima. Per il suocero e i due cognati, tutti residenti a Correggio, sono invece scattati il divieto di avvicinamento alla donna e ai luoghi da lei abitualmente frequentati, con l’obbligo di mantenere una distanza minima di mille metri, oltre al divieto assoluto di comunicare con lei. Per garantire il rispetto delle prescrizioni è stato disposto anche l’utilizzo del braccialetto elettronico.

Il nuovo caso che riporta Novellara al centro dell’attenzione

L’episodio riporta ancora una volta Novellara sotto i riflettori. La cittadina della Bassa Reggiana era già diventata simbolo della vicenda di Saman Abbas, la diciottenne uccisa nel 2021 dopo essersi opposta a un matrimonio forzato. Pur trattandosi di una storia diversa, anche questa indagine descrive un contesto di presunte violenze e controllo all’interno dell’ambiente familiare. In questo caso, però, la giovane è riuscita a trovare il coraggio di fuggire e a denunciare i suoi presunti aggressori, consentendo agli investigatori di interrompere una situazione che, secondo l’accusa, andava avanti ormai da quasi un anno.

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