Si muovevano indisturbati, organizzando incontri sulle panchine dei parchi della Capitale, nei dehors dei bar o in luoghi che consideravano sicuri. E così passavano segreti di Stato, attraverso pizzini e supporti informatici, alla Russia.
Una nuova trama della guerra ibrida di Mosca, disvelata oggi dai carabinieri del Ros, è stata tessuta, nei mesi scorsi, grazie all’attività illecita di un ex agente dell’Aisi italiana, il quale avrebbe fornito alle spie russe, nascoste dietro la copertura di un diplomatico, informazioni altamente sensibili su intelligence e armamenti prodotti dal nostro Paese.
Un tradimento che Gavino Raoul Piras, ex appartenente al comparto interno dei servizi italiani e già sottoufficiale dell’Arma, avrebbe compiuto in cambio di lauti guadagni: il prezzo concordato per la vendita di ciascuna quelle informazioni riservatissime ammontava a quattrocentomila euro in contanti, che l’agente del Cremlino consegnava in una busta all’italiano a ogni rivelazione dei segreti di Stato. Per carpire le notizie riservate, Piras aveva creato una rete di spionaggio, alla quale avrebbero partecipato un altro ex 007 in pensione, Vincenzo Di Pasquale, 59enne originario di Matera e anche lui già all'Aisi, per i quali sono scattate le misure cautelari, ma perfino cinque militari dell’intelligence in servizio, ora sospesi e indagati. Si tratta di Davide Piantanida, foggiano di 46 anni, Gianluca Nardella, foggiano di 47 anni, Giuseppe Tempesta, barese di 55 anni, Sergio Romeo, messinese di 57 anni, e Antonio Guerra, barese di 69 anni.
Il gruppo di spie, ritenute dalla Procura di Roma e da quella militare al soldo della Russia, devono ora rispondere di accuse pesantissime: gli ex 007 sono stati arrestati per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, gli altri, invece, sono iscritti a vario titolo nel registro degli indagati per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione.
Il sistema di spionaggio, scoperto poco più di un anno fa dopo la segnalazione dell’Aisi che ha messo in campo un'operazione di intelligence, è stato documento dalle video riprese ambientali del Ros dei carabinieri. Che hanno ripreso la spia mentre su una panchina estraeva dal taschino della camicia pizzini con le informazioni sui segreti di Stato, appena ottenute attraverso le talpe tra i militari del mondo cyber della Difesa, li srotolava e li leggeva rapidamente, per poi rivelarne il contenuto allo 007 russo negli incontri sulle panchine del parco o ai tavolini del bar. E ancora gli ex agenti si scambiavano cellulari nascosti in un microonde o nascondevano schede di memoria digitale nella crepa di un muro in strada.
Così il gruppo avrebbe svenduto i segreti italiani alla Russia, sebbene l’inchiesta abbia accertato che Piras sarebbe l’unico della rete ad aver tenuto i contatti esclusivi con l’agente in missione per il Cremlino, il quale ufficialmente sarebbe un diplomatico che per questo gode di immunità, e al momento resterebbe in Italia.
Una vicenda, quella portata alla luce con la delicatissima operazione di oggi, che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito"la punta di un iceberg gigantesco, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro nazione per soldi o per potere o per interesse personale”, ha sottolineato Crosetto, per il quale "non può esserci alcuna tolleranza nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica".