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Gli spostano l’udienza: detenuto gambiano morde gli agenti della penitenziaria

Uno degli agenti ha subito lacerazioni alla coscia, un altro all’avambraccio e gli altri due varie contusioni

Morso del detenuto
Morso del detenuto
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Barbara e violenta aggressione ai danni di un agente della polizia penitenziaria a Torino dove, nei giorni scorsi, un detenuto ha dato in escandescenza quando ha saputo che l’udienza che lo vede imputato sarebbe stata rinviata. Tutto è avvenuto all’interno del mezzo utilizzato per il trasferimento dei detenuti: appresa la notizia, il detenuto di origine gambiana ha reagito con inaudita violenza, iniziando dapprima a sputare contro gli agenti e poi afferrandone uno alla gamba, mordendolo fino a lasciargli i segni sulla coscia, per poi scagliarsi contro gli altri. Per gli agenti sono stati disposti 5 e 10 giorni di prognosi. L’episodio si aggiunge a un’altra aggressione verificatasi nei giorni scorsi presso il Padiglione C, terzo piano, sempre ai danni di un appartenente alla Polizia Penitenziaria, che ha riportato tre giorni di prognosi.

“Oramai il carcere di Torino è nel caos. Non c’è più nulla da aggiungere: solo caos”, ha dichiarato Leo Beneduci, Segretario Generale del sindacato Osapp. “Nel corso delle operazioni di contenimento un sovrintendente è stato morso alla parte superiore della coscia, riportando una evidente lacerazione cutanea e una prognosi di dieci giorni. Un altro poliziotto ha subito una lacerazione all'avambraccio, mentre gli altri componenti della scorta hanno riportato lesioni e contusioni giudicate guaribili fino a cinque giorni. Si tratta di donne e uomini dello Stato che escono di casa per lavorare e rischiano quotidianamente di non farvi ritorno indenni”, hanno dichiarato Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Vicente Santilli, segretario regionale del Sappe per il Piemonte.

“Siamo indignati e stanchi di assistere all'ormai quotidiano bollettino di guerra che arriva dalle carceri e dai servizi di traduzione. La polizia penitenziaria continua a pagare un prezzo altissimo in termini fisici, psicologici e professionali nell'indifferenza generale. I nostri poliziotti non possono e non devono essere lasciati soli”, hanno aggiunto i due delegati del sindacato Sappe. Episodi del genere dimostrano che la tolleranza verso la violenza e l'indisciplina all'interno dei penitenziari non è più ammissibile. Mentre una certa parte politica continua a focalizzarsi esclusivamente sulle tutele di chi viola la legge, i servitori dello Stato si trovano a operare in condizioni di estremo pericolo.

Diventa quindi urgente accelerare su provvedimenti normativi severi contro chi aggredisce il personale in servizio, garantendo che chiunque si renda responsabile di tali violenze paghi fino in fondo, senza sconti né giustificazioni ideologiche. La sicurezza di chi lavora per la legalità deve tornare a essere la priorità assoluta.

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