Silvano Larini, architetto, uomo di fiducia di Bettino Craxi, è morto a Milano all’età di 91 anni. Protagonista di una delle vicende più intricate di Mani Pulite e della P2, il cosiddetto ‘Conto Protezione’, Larini fu una figura chiave nelle indagini che sul Psi con lo scoppio dell’inchiesta Mani Pulite.
Secondo il pool di Milano, Larini era un faccendiere il cui nome era legato ai finanziamenti illeciti destinati al Partito socialista. Il 7 febbraio 1993, dopo una lunga latitanza, si consegnò al pubblico ministero Antonio Di Pietro al valico di Ventimiglia, appena rientrato in Italia. Larini sostenne che il ‘Conto Protezione’, il numero 633369 presso la banca svizzera Ubs di Lugano, comparso oltre dieci anni prima nelle carte legate alla loggia massonica P2 di Licio Gelli, sebbene intestato a lui, fosse a disposizione di Craxi per operazioni di finanziamento all’estero per sostenere le attività del partito. L’allora segretario del Psi, nell’autunno del 1980, durante una passeggiata nel centro di Milano, accompagnato da Claudio Martelli, gli avrebbe chiesto di prestargli il conto su cui nel giro di pochi mesi sarebbero arrivati 7 milioni di euro. Le sue rivelazioni portarono alle dimissioni di Martelli da ministro della Giustizia. Larini, alla fine, nel 1994, venne condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione, ma in appello la pena si ridusse a 1 anno e sei mesi. Pena poi confermata nel ‘99 anche dalla Cassazione.
Larini, classe 1953, figlio di un imprenditore attivo nell’import-export con l’Estremo Oriente, era stato anche amministratore delegato di Lombardia Risorse, società regionale lombarda attiva nel settore energetico, dal 1983 al 1990, e aveva avuto anche una quota di maggioranza relativa nella Borsalino, lo storico cappellificio di Alessandria. Protagonista della “Milano da bere”, Larini era assiduo frequentatore di Giamaica di Brera, ritrovo di artisti, intellettuali di Milano. Negli anni dell’università polemizzò con il cardinale Giuseppe Siri, all’epoca arcivescovo di Genova, contrario alle donne in pantaloni. “Proprio da un uomo con la gonna deve venire un’accusa alle donne in pantaloni”, scrisse in un articolo su “Il mondo”.
Larini frequentava abitualmente la casa di Craxi in via Foppa e partecipava anche agli incontri del lunedì con i maggiorenti del partito. Grazie a lui si rafforzarono i rapporti non solo fra Craxi e Silvio Berlusconi, ma con tutto il mondo imprenditoriale milanese tanto da guadagnarsi il soprannome di “postino di Bettino”. Si sposò tre volte, l’ultima con l’ex fotomodella Viviana Lecchi che, oggi, nel necrologio pubblicato sul “Corriere della Sera”, ha scritto: “Silvano LARINI Architetto. Pittore. Designer. Genius loci. Naturalista. Dieep and refined thinker. Per sempre Viviana”.
