La minaccia della comunità bengalese di Venezia di bloccare la città dopo lo stop alla costruzione della moschea ha infiammato la polemica politica. “Le parole di chi arriva a minacciare di fermare Fincantieri, il turismo e pezzi dell’economia veneziana se non verrà autorizzata la moschea sono inaccettabili”, attacca il senatore Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Veneto. Secondo l’esponente meloniano, “è evidente che da parte di qualche associazione bengalese non si cerca né il dialogo né l’integrazione”, ma “c’è il tentativo di trasformare il proprio peso numerico ed economico in uno strumento di pressione sulle istituzioni”. Per Speranzon vi è “una responsabilità politica della sinistra, che per troppo tempo ha pensato di poter costruire consenso alimentando rappresentanze su base etnica, anziché pretendere una piena integrazione nella nostra società”. Il senatore di FdI non ha dubbi: “Venezia non si fa ricattare da nessuno. La libertà religiosa è garantita, ma non esiste alcun diritto ad imporre una moschea né a ottenere deroghe alle regole minacciando di bloccare la città”. Speranzon ribadisce che “le leggi valgono per tutti, anche per la comunità bengalese, e le decisioni spettano alle istituzioni democraticamente elette”. E infine: “Nessuno può permettersi di minacciare le istituzioni perché non vuole seguire le regole”.
L’eurodeputata leghista ed ex sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, plaude alla decisione di Venturini di non concedere nessuna autorizzazione per una nuova moschea: “Fino a quando non ci saranno regole certe e il pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e della nostra cultura non potranno essere concessi spazi a chi ambisce a costruire in Italia zone franche”. Per Cisint “è inaccettabile l’arroganza dei referenti della comunità islamica che, dopo aver tentato l’assalto alle istituzioni durante la campagna elettorale e aver utilizzato quell’immobile come luogo di culto senza alcuna autorizzazione, ora arrivano persino a minacciare di bloccare la città”. Secondo l’eurodeputata leghista si tratta di “un approccio sovversivo tipico di un islam radicale, che vuole imporsi sulla nostra società per governarci e poi sostituirci”. Cisnit suggerisce a Venturini di “chiudere anche tutte le decine di moschee abusive presenti fra Mestre e Marghera” e aggiunge: “A Monfalcone hanno già provato a bloccare la città con una manifestazione: 8.000 islamici scesi in piazza il 23 dicembre 2023 contro di me, fra i quali c’era anche Prince Howlader. Alla fine, però, l’ha spuntata il rispetto delle nostre leggi”. L’europarlamentare del Carroccio conclude: “A Monfalcone come a Venezia, volevano costruire un’enclave dove applicare la Sharia e invece dovranno rispettare il nostro ordinamento e la nostra Costituzione”.
Decisamente più conciliante il ragionamento di Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, che auspica “che non vi siano forzature e che si instauri un dialogo costruttivo tra Comune, città e comunità islamica bengalese per riuscire a condividere punti comuni su cui convergere e se possibile lavorare insieme per rispondere all’esigenza di un luogo di culto conoscendo e rispettando le leggi, la storia e la cultura della realtà in cui si vive”. Secondo Moraglia “è urgente accrescere la reciproca conoscenza e fiducia. E questo può avvenire attraverso un obiettivo e diffuso percorso di integrazione”.
Il senatore dem Andrea Martella, consigliere comunale a Venezia, invece, invita il sindaco Venturini a dire la verità ai veneziani “perché dagli atti e dalle cronache di queste ore emerge un quadro molto diverso da quello tutto ideologico dipinto in campagna elettorale”. Martella sostiene che l’ex sindaco Brugnaro avesse preso degli impegni con la comunità bengalese e che a occuparsi del progetto fosse proprio Venturini in qualità di assessore. “Come può continuare a negare ciò di cui si occupava in prima persona?”, si chiede Martella secondo cui “su questa vicenda il centrodestra ha giocato una partita opaca, imbarbarendo il clima con mistificazioni e falsificazioni, e ha cercato di tenere insieme accordi presi, imbarazzi politici, convenienze elettorali e propaganda”. E ancora: “Oggi la verità sta emergendo. E la domanda è inevitabile: Venturini ha mentito ai veneziani?” Secondo Martella, il sindaco “ha costruito una campagna spregiudicata, provando a presentarsi come estraneo a una vicenda che invece riguardava direttamente l’amministrazione di cui è stato parte e dentro la quale ha avuto responsabilità precise. E oggi il prezzo di quelle menzogne rischiano di pagarlo i veneziani in termini di tensioni sociali e divisioni”. Martella conclude chiedendo a “Venturini di venire in Consiglio comunale e chiarire tutto” perché “Venezia ha bisogno di governo, non di propaganda. E su una questione così delicata la prima cosa che un sindaco deve alla città è la verità”.
