Vietato l'evento di Aska, i collettivi universitari reagiscono. E al termine dell'assemblea delle 18, a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, decidono di occupare. Il motivo? La decisione del Rettorato di chiudere per due giorni, impedendo così che si svolgesse un evento musicale contro lo sgombero di Askatasuna. "La rettrice chiude, noi apriamo. Se l'università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo nuovo è occupato!" le parole dei ragazzi dei collettivi. Un'azione che avviene a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale convocata per il 31 del mese proprio contro lo sgombero del centro sociale.
Negata la possibilità dell'evento, i collettivi affermano: "È così che l'università smette di essere un luogo di sapere critico e diventa un dispositivo disciplinare. Un modello del genere ci preoccupa e ci sta stretto: vogliamo ristabilire con chiarezza che l'Università appartiene all3 student3 e a chi ci lavora. Va ridata centralità ai bisogni e alle aspirazioni di coloro che danno un senso all'esistenza stessa dell'istituzione formativa. Spint3 dalla volontà di costruire i presupposti per l'università che vogliamo, occupiamo Palazzo Nuovo" spiegano. "Fare questo è un atto politico di riappropriazione dello spazio che vogliono toglierci - aggiungono gli studenti -, che vogliamo rendere invece vivo e partecipabile. Significa affermare che l'università non è un edificio che può essere svuotato quando diventa scomodo, ma un luogo politico di produzione critica del sapere, di relazioni, di possibilità. Opponiamo l'autonomia al controllo e alla sopraffazione".
L'Università di Torino con una nota ha fatto sapere che richiede "la rinuncia ad avviare l'occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell'edificio. L'Ateneo ha già attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio e sta valutando, in raccordo con gli organi competenti, tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria". Nella nota l'università "ribadisce con chiarezza che l'occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell'intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali". "Palazzo Nuovo - si legge - è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico: deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell'Ateneo. Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l'accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un'istituzione pubblica deve garantire".
Infine "l'Università è disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività".