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Nel caso Beic il Comune non si costituisce contro Boeri e Zucchi

Nessuna parte civile e il gup deciderà il 16 febbraio se rinviare a giudizio o prosciogliere le archistar

Nel caso Beic il Comune non si costituisce contro Boeri e Zucchi
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Fra meno di un mese le archistar Stefano Boeri e Cino Zucchi, e altri quattro professionisti, sapranno se affronteranno o meno un processo per il caso Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura che dovrebbe essere inaugurata quest'anno. Ma indipendentemente dal convincimento e quindi dalla decisione del giudice, un dato è certo: né il Comune di Milano, né la Fondazione Beic si sono costituiti parte civile nel procedimento. Dunque i due enti non hanno intenzione di fare valere eventuali pretese di risarcimento nel caso si andasse a processo e ci fosse una condanna.

I professionisti sono accusati in sostanza di non avere dichiarato il conflitto di interessi nei loro ruoli di presidente e membro della commissione chiamata a proclamare il vincitore di un concorso internazionale di architettura a cui hanno partecipato studi da tutto il mondo. Una gara per il progetto che sorgerà nell'area di Porta Vittoria che comportava un esborso per il pubblico da 8,6 milioni di euro. Un'omissione non casuale - è la convinzione della procura - e avente l'obiettivo di favorire una cordata di architetti con cui Boeri e Zucchi avevano un legame professionale. E cioè Raffaele Lunati, Giancarlo Floridi, ricercatori della facoltà di architettura di Milano, l'architetto Pier Paolo Tamburelli, ritenuto in contatto con Boeri, e Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo, tutti imputati. A sostegno della tesi dei pubblici ministeri, una serie di incontri e conversazioni - emersi nell'indagine del nucleo Pef della Guardia di Finanza - tra i professionisti nelle due settimane precedenti all'aggiudicazione del bando. Dell'impianto accusatorio restano convinti i pm Giancarla Serafini e Paolo Filippini, che infatti ieri davanti al gup hanno ribadito la richiesta di processo. Di tutt'altro avviso gli avvocati Guido Camera, Nicolò Pelanda, Francesco Mucciarelli e Giovanni Bellingardi, che sostengono che gli imputati debbano essere assolti.

Zucchi si è difeso anche personalmente prendendo la parola in aula e ribadendo di avere valutato le proposte in maniera indipendente e senza farsi influenzare dal nome del progettista. "Ho sempre giudicato le proposte progettuali senza aver mai potuto collegarle con gli autori - le sue parole - e confido che il procedimento possa chiarire in pieno la mia correttezza e il mio rigore durante tutti i lavori della commissione giudicatrice. Ho la massima fiducia nella giustizia".

I reati contestati sono turbativa d'asta e, solo per Boeri e Zucchi, anche false dichiarazioni. Per la vicenda erano state disposte anche alcune misure interdittive. Ora la parola passa al giudice Filice che il 16 febbraio deciderà se mandare gli imputati a processo o proscioglierli.

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