Nel giorno della memoria dimenticano l’esperto

Lui si dichiara un «sottotraccia», nel senso di non amare troppo l’esposizione pubblica. E davvero Nicolò Scialfa, candidato alle regionali con l’Idv, è uno storico e un professore prestato alla politica piuttosto che un politico onnipresente come ce ne sono alcuni. Nel suo curriculum ideale spiccano le battaglie non facili per il rispetto della verità storica. Anche quella scomoda per la sinistra. Come quella raccontata nel film «Katin» nel caso di Katin, lungometraggio sull’eccidio di centinaia di ufficiali polacchi da parte dell’esercito di Stalin. «Sono stato io che ho voluto che a Genova si proiettasse questo film - dice Scialfa -, anche se poi quando è stato proiettato al Ducale, non sono stato nemmeno invitato. E sono stato sempre io, anni fa a chiamare nella mia scuola un professore di Trieste per parlare delle foibe».
Ieri, nell’ambito delle celebrazioni genovesi per la giornata della Memoria, sullo sterminio degli ebrei e delle altre minoranze nei campi di concentramento nazisti, ancora una «dimenticanza» che sembra meditata da parte dell’amministrazione genovese. E che salta agli occhi di quanti conoscono il tema. Nicolò Scialfa nel 2003 ha pubblicato il volume «Lo sterminio degli ebrei e la voglia di dimenticare», un volume che racchiude anni e anni di ricerca sull’argomento e che rendono il professore uno dei più accreditati esperti della Shoah a Genova. «Eppure oggi (ieri ndr) nessuno mi ha cercato - si sfoga Scialfa, interrogato sulla assenza alle celebrazioni - è naturale che ci sono rimasto male, anche perché credo che il mio libro sull’Olocausto sia apprezzato a livello nazionale, è stato presentato da illustri studiosi come i docenti universitari Claudio Costantini e Antonio Gibelli. Credo che sia una caduta di stile ignorare l’unico che ha Genova scrive libri di questa portata». Ma la giornata della memoria per Scialfa non è passata invano. Il preside del Vittorio Emanuele ha tenuto ieri mattina due ore di lezione sullo sterminio degli ebrei alle classi quarte e quinte del suo istituto. Una lezione affollata e apprezzata. L’essere stato dimenticato dalla sua amministrazione, per il vicepresidente del consiglio comunale, non è stato piacevole. «Io non sono malpensante per natura - dice - ma si sa, io sono quello che sono passato con Di Pietro ma non ho voluto attaccare la Gelmini. Non è certo il ministro il problema, semmai sono i quarant’anni di malgoverno della scuola».
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