"Neppure le meduse mi hanno portato via l'oro"

Mondiali di nuoto, impresa storica. Cleri, l’Ironman azzurro: "Magari sarete sorpresi voi, io pensavo già alle interviste In mezzo al branco non ho mollato. La cosa più bella? Nuotare nelle onde alte"

"Neppure le meduse mi hanno portato via l'oro"

Roma Tra onde alte e meduse, l’ironman azzurro dell’acqua si prende la sua personale rivincita. A Valerio Cleri quel quarto posto nella 10 km non era andato giù. «Adesso godo pensando a chi, l’altro giorno, aveva goduto...», dice il ragazzone di Palestrina, a due passi da Tivoli, con una punta di polemica ma senza fare nomi. Quella medaglia prima assegnatagli a tavolino per la squalifica dell’americano Crippen e poi tolta per una lacuna del regolamento (che ora, tardivamente, sarà modificato) lo aveva amareggiato.
«Dopo il quarto posto ho pensato che era una cosa ingiusta, ma normale, se ne sentono tante nello sport. Devo ringraziare il mio allenatore Emanuele Sacchi e tutto l’entourage, mi hanno aiutato a recuperare più che altro energie mentali per la gara più lunga». Perché di energie fisiche ne aveva da vendere. Si è visto nell’ultimo giro del quadrilatero di Ostia, in mezzo alle correnti, quando ha schiantato l’australiano Grimsey («aveva recuperato sul mio strappo al 20° chilometro, ma poi era cotto...»).
E nell’imbuto del traguardo, ha interrotto le sue potenti bracciate per fare una giravolta su se stesso, una specie di «moon walker» marino per infiammare il pubblico di casa. Prima di toccare il pannello d’arrivo, ha anche roteato il dito. Lui, l’oro, sapeva di prenderlo dopo aver cancellato la delusione di mercoledì scorso («avevo pensato e ripensato all’intervista post gara dopo il trionfo, ma ora non mi viene niente da dire»). Tanto che all’arrivo davanti ai taccuini è apparso fresco come una rosa. «Ho fatto due gare bellissime, anzi posso dirvi che sono più soddisfatto del quarto posto della 10 km – il paradosso dello “squalo” azzurro -. Magari sarete sorpresi voi, io non sono sorpreso del mio risultato, in questi due giorni ho pensato solo a questa gara, ho lavorato sodo proprio per il massimo obiettivo». Che è anche la prima medaglia italiana al maschile di questo Mondiale.
«Ero calmo, tranquillo e concentrato – sottolinea il caporal maggiore dell’esercito, tesserato anche per il Circolo Canottieri Aniene di Giovanni Malagò, il patron di Roma 2009 -. Le onde alte? Figo nuotare in queste condizioni. Le meduse? Ce n’erano tantissime, una mi ha anche punto sulla bocca, ma niente in confronto a Melbourne o a Setubal dove l’acqua era freddissima. Sapevamo che le condizioni di gara sarebbero state difficili ed eravamo allenati a questo. Ho preso anche tante botte, c’era un ragazzino americano, forse un po’ inesperto, che menava tanto...».
All’esordio iridato sulla distanza non olimpica, di cui però è campione europeo, il 28enne Valerio ha fatto centro. Lo «squalo» di Palestrina è di natura un solitario che ha fatto studi da geometra, nuota 120 km alla settimana, ama le lasagne al forno di mamma Rita, ha preso da papà Franco la passione per la montagna («incredibile per un uomo di mare come me...») e per la Lazio («una volta andavo di più allo stadio, comunque lasciatemi dire che Zarate è un fenomeno»). Il mare di Roma lo conosce bene: qui preparò l’argento nella 10 km al Mondiale di Napoli del 2006 e qui ha preparato la prova d’oro.
«C’erano tutti gli amici e i parenti a vedermi, i miei genitori, mio fratello Enea che ha 24 anni ed è sottufficiale dei fucilieri dell’aria, la mia ragazza Valentina. E tantissima gente, non sono abituato, in genere il fondo non ha un pubblico così grande...». E non ama il gossip, tanto da ridere su quando gli si ricorda una delle foto a Ponte Milvio che lo raffigura insieme ad altri atleti del Mondiale. «Si vede che sono inesperto, queste cose non fanno per me, mi è venuta anche la pancetta. Mettetevi l’anima in pace, non sono un uomo da copertina e non mi piace apparire». Perché il meglio di sé lo dà in acqua, nelle maratone nuotate tra botte, correnti e meduse.

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